Comuni, fondi per i servizi sociali: Italia tra i paesi con i livelli più bassi in Europa

(Sesto Potere) – Roma – 7 gennaio 2019 – Nel 2016 la spesa dei Comuni italiani per i servizi sociali ammonta a circa 7 miliardi e 56 milioni di euro, pari allo 0,4% del Pil nazionale. Rispetto all’anno precedente si registra un incremento del 2%. Complessivamente, prosegue la ripresa iniziata nel 2014 che, dopo il calo registrato nel triennio 2011-2013, ha riportato gradualmente la spesa sociale quasi ai livelli precedenti la crisi economica e finanziaria.

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Rispetto alla media dei paesi europei l’Italia destina alla protezione sociale una quota importante del prodotto interno lordo (il 30% contro il 27% della media Ue). Tuttavia, mentre è elevata la quota di spesa per trasferimenti monetari e in particolare per le pensioni di anzianità e vecchiaia, per i servizi sociali siamo tra i paesi con i livelli più bassi.

I differenziali territoriali, inoltre, rappresentano un elemento di grande criticità del sistema di offerta dei servizi socio-assistenziali in Italia attraverso gli enti locali, con le situazioni più sfavorevoli al Sud , proprio dove è maggiore la povertà e la vulnerabilità della popolazione.

A livello regionale la spesa pro-capite per i servizi socio-assistenziali mostra amplissimi divari: si passa dai 22 euro della Calabria ai 517 della Provincia Autonoma di Bolzano. A livello di ripartizione è molto evidente lo svantaggio del Sud, dove risiede il 23% della
popolazione complessiva e viene impiegato solo il 10% delle risorse spese in un anno per i servizi socio-assistenziali.

Per ciascun residente i Comuni hanno speso in media 116 euro nel 2016, contro i 114 del 2015.

La principale fonte finanziaria dei servizi sociali proviene da risorse proprie dei comuni e dalle varie forme associative fra comuni limitrofi (61,8%). Al secondo posto vi sono i fondi regionali per le politiche sociali, che coprono un ulteriore 17,8% della spesa complessiva.

Il 16,4% della spesa è finanziata da fondi statali o dell’Unione europea. Tra questi il fondo indistinto per le politiche sociali, che ha registrato una progressiva flessione dell’incidenza sulla copertura della spesa (dal 13% del 2006 al 9% nel 2016).

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Nel periodo osservato diminuiscono gradualmente le risorse dedicate ai servizi per gli anziani, sia in valore assoluto che come quota sul totale della spesa sociale dei Comuni (dal 25% nel 2003 al 17% nel 2016). Nello stesso lasso di tempo l’incremento delle persone anziane residenti accentua la diminuzione della spesa pro-capite: da 119 euro nel 2003 si passa a 92 euro annui nel 2016. E’ interessante notare che mentre al Nord-est la spesa sociale pro-capite per gli anziani è diminuita dell’8% dal 2010 al 2016, nelle altre ripartizioni geografiche il calo è molto più accentuato: -19% al Sud, -24% nelle Isole, -34% al Centro e -35% al Nord-ovest.

Mentre le risorse destinate ai servizi per i minori e per le famiglie sono aumentate nel corso degli anni, ma non si riducono le differenze territoriali in rapporto alla popolazione di riferimento: ciascun componente delle famiglie con minori può contare su circa 234 euro l’anno se risiede al Nord-est, 222 al Nord-ovest, 210 al Centro, 132 nelle Isole e solo 74 al Sud. Le spese per i minori e le famiglie con figli passano da 86 a 172 euro l’anno pro-capite e sono rivolte per il 40% agli asili nido e ai servizi per la prima infanzia.

E sono  quasi raddoppiate le risorse destinate ai disabili: da 1.478 euro annui pro-capite nel 2003 si passa a 2.854 nel 2016. Anche per l’assistenza rivolta ai disabili le differenze territoriali sono rilevanti: mediamente un disabile residente al Nord-est usufruisce di servizi e interventi per una spesa annua di oltre 5.150 euro mentre al Sud il costo dei servizi ricevuti è di quasi 865 euro pro-capite.