Università, a 6 anni dal titolo lavora il 93,8% dei dottori di ricerca

(Sesto Potere) – Roma – 26 novembre 2018 – Nel 2018, a sei anni dal conseguimento del dottorato, lavora il 93,8% dei dottori di ricerca, è in cerca di un lavoro il 4,6% mentre non lavora e non cerca lavoro l’1,6%. Anche a quattro anni dal conseguimento del titolo lavora il 93,8%, mentre cerca un lavoro il 5% e non lavora e non cerca l’1,3%.

ricercatore

Rispetto all’edizione precedente dell’indagine, condotta nel 2014 sulle coorti dei dottori di ricerca del 2008 e 2010, il tasso di occupazione a sei anni è sostanzialmente stabile mentre migliora di 2,3 punti percentuali quello a quattro anni.

L’occupazione è elevata in tutte le aree disciplinari, in particolare per i dottori dell’ingegneria industriale e dell’informazione (oltre il 96% lavora a quattro anni dal dottorato e oltre il 98% a sei anni); risulta più bassa tra i dottori delle Scienze politiche e sociali (lavora il 90,7% della coorte 2012 e l’87,8% della coorte 2014).

A sei anni dal titolo il 24,1% dei dottori occupati è impiegato nel settore dell’istruzione universitaria: tra questi, il 51,1% con un lavoro dipendente mentre il 36,6% è finanziato da assegni di ricerca.

Un dottore su dieci lavora come professore o ricercatore universitario (40% presso lo stesso ateneo in cui è stato conseguito il dottorato); fra coloro che vivono all’estero lo stesso rapporto è di un dottore su quattro.

In aumento rispetto al passato la quota di occupati nel settore dell’istruzione non universitaria (dal 12,4% per la coorte 2004 al 17% per la coorte del 2012).

A sei anni dal titolo, il 69,8% degli occupati riferisce di svolgere attività di ricerca e sviluppo, meno di quanto riferito dai dottori del 2008 (73,4%).Nonostante sia in calo la soddisfazione (non rifarebbe lo stesso corso il 38,3% dei dottori 2014, +10 punti percentuali rispetto ai dottori 2004) il dottorato è giudicato utile per l’accesso al lavoro da più del 79% degli occupati dopo il conseguimento del titolo. Tra chi era già occupato solo il 15,2% ha migliorato la propria posizione.

A livello geografico si conferma la situazione più favorevole dei dottori che vivono nel Nord-ovest (il 95,9% dei dottori 2012 lavora dopo sei anni e il 96% di quelli del 2014 lavora dopo quattro anni). Le quote di occupazione in questa ripartizione geografica sono superiori anche a quelle dei dottori che vivono all’estero (94,8% per la coorte

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2012 e 95,1% per quella del 2014).

I dottori delle regioni di confine del Friuli-Venezia Giulia e del Trentino-Alto Adige mostrano le propensioni più elevate agli spostamenti verso l’estero: quote superiori al 20% per i dottori originari del Friuli Venezia Giulia e pari al 18,8% per quelli del Trentino- Alto Adige. Queste regioni sono interessate anche da un elevato flusso in entrata di stranieri che scelgono l’Italia per gli studi dottorali: un dottore su tre del Trentino-Alto Adige viveva all’estero prima
dell’iscrizione all’università; per il Friuli Venezia Giulia la percentuale è pari al 13%.

La mobilità internazionale è più bassa per i dottori originari delle regioni del Sud, mentre  Trentino-Alto Adige, Emilia Romagna, Lombardia e Lazio presentano la maggiore capacità di attrarre dottori che prima dell’università vivevano in regioni diverse: più del 50% dei dottori che nel 2018 si trovano nel Trentino-Alto Adige viveva altrove
prima dell’università, principalmente nella vicina regione del Veneto e all’estero; la stessa quota è pari al 44% per l’Emilia Romagna mentre percentuali superiori al 33 % si osservano per Lombardia e Lazio.

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