Tasse, a giugno stangata da 53 mld. Confedilizia: dalla Iuc (Imu-Tasi-Tari) 31 mld l’anno

(Sesto Potere) – Bologna – 4 giugno 2018 – Una  ricerca del Caf Acli per il Sole 24 Ore dimostra che le aliquote medie di Imu e Tasi hanno ormai raggiunto il 10 per mille su basi imponibili  e sono state aumentate del 60 per cento con la manovra Monti.  In più aumenta anche il peso della tassa rifiuti. In totale, la Iuc (vale a dire la somma di Imu, Tasi e Tari) pesa ogni anno per circa 31 miliardi di euro. 

Nel 2018 – secondo un’elaborazione dall’Adnkronos su dati dal Dipartimento delle Finanze – i contribuenti italiani pagheranno in media 489 euro di tasse comunali, ma con rilevanti differenze a seconda del luogo in cui vivono.

Le regioni dove si paga di più sono: Liguria, Lazio, Toscana ed Emilia-Romagna (570 euro).

Particolarmente salate in Emilia-Romagna: Imu, Rifiuti, Tasi e addizionale comunale Irpef.

L’esborso pro capite più alto per i tributi locali (Imu, Imposta di soggiorno, Imposta comunale sulla pubblicità, addizionale Irpef, Tari e tassa per l’occupazione di suolo pubblico) in Emilia-Romagna è a Bologna, con  939,46 euro, seguono: Ferrara (885,52 euro) e  Forlì (831,25 euro) .

Secondo la Cgia di Mestre i contribuenti italiani hanno lavorato per il fisco – ovvero  assolvendo  tutti gli obblighi fiscali dell’anno che prevedono pagamento: Irpef, accise, Imu, Tasi, Iva, Tari, addizionali varie, Irap, Ires, etc… –  fino al 2 giugno (154 giorni lavorativi), vale a dire 4 giorni in più rispetto alla media registrata nei Paesi dell’area euro.
Ma proprio giugno è uno dei mesi più pesanti per il versamento delle imposte tra le ritenute Irpef dei dipendenti e dei collaboratori, la Tasi/Imu, l’Iva, l’Ires, l’Irpef riconducibile alle partite Iva, l’Irap e la Tari. Entro la fine di questo

euro

mese, infatti, sempre secondo l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, famiglie, imprese e lavoratori autonomi dovranno versare 53,3 miliardi di tasse e contributi. Soltanto le  le imprese   per le ritenute Irpef dei dipendenti e dei collaboratori sono chiamate a versare 11,4 miliardi.

Secondo Confartigianato un’impresa artigiana (senza dipendenti) lungo i 12 mesi dell’anno dovrà pagare o inviare la propria documentazione 30 volte per onorare altrettante scadenze fiscali, un negozio commerciale (con 5 dipendenti) 78 e una piccola impresa industriale (con 50 dipendenti) ben 89 volte.

E a prendere per buoni i dati della Presidenza del Consiglio dei Ministri la burocrazia che grava sul mondo delle piccole imprese costa nel suo complesso quasi 31 miliardi di euro ogni anno. Un peso economico medio   di circa 7.000 euro per ciascuna piccola impresa.

Il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, tornando sulla ricerca del Caf Acli per il Sole 24Ore commenta che: “Il sistema di tassazione sugli immobili va ripensato dalle fondamenta.   Il tutto, senza risparmiare neppure le case affittate a canone calmierato e con un’imposizione che raggiunge livelli di accanimento in presenza di abitazioni che non si riescono a locare, per le quali in molti casi si applica persino l’Irpef (su un reddito inesistente). In più, c’è la tassa rifiuti.  Si tratta di un onere non più sostenibile e, soprattutto, di una tassazione puramente patrimoniale, che non tiene nel minimo conto la qualità e la quantità dei servizi offerti ai cittadini. Occorre riformare radicalmente il sistema, sostituendo Imu, Tasi e Tari con un tributo effettivamente legato ai servizi e deducibile dal reddito di persone fisiche e imprese”.

 

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