Suicidio di Rosita Raffoni, i genitori condannati per maltrattamenti

(Sesto Potere) – Forlì – 14 giugno 2018 – Si chiude con una  condanna il processo di primo grado aperto in Tribunale a Forlì per il suicidio di Rosita Raffoni, che il pomeriggio del 17 giugno 2014 si lanciò dal tetto dell’istituto scolastico che frequentava, il liceo classico “Mogagni”,  lasciando in un video messaggio del suo cellulare e in una lettera scritta pesanti accuse sul comportamento dei suoi genitori.

tribunale di forlì

Nella registrazione Rosita aveva sottolineato che i genitori “non l’avevano mai capita, conosciuta, né accettata per quello che era e che le limitavano la libertà”.

Ed alla fine, oggi, dopo circa sette ore e mezza di camera di consiglio, il giudice Giovanni Trerè, che presiedeva la Corte d’Assise di Forli ha deciso di condannare   a tre anni e quattro mesi di carcere i genitori della ragazza Roberto Raffoni e Rosita Cenni  per il reato “di maltrattamenti” e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici, oltre al pagamento delle spese processuali a carico dei coniugi

Il padre della ragazzina è stato invece assolto dall’ipotesi di istigazione al suicidio  “perche’ il fatto non costituisce reato”.

La  Pm, Sara Posa,  aveva invece chiesto sei anni di carcere per il padre accusato di “istigazione al suicidio e maltrattamenti” e due anni e sei mesi per la madre “per maltrattamenti”.
Ed a ridosso del fatto  la Procura di Forlì (all’epoca il procuratore era Sergio Sottani e sostituto Marilù Gattelli) aveva indagato i genitori  per “istigazione al suicidio e maltrattamenti in famiglia in concorso”.

La difesa rappresentata, dall’avvocato Marco Martines, aveva chiesto invece l’assoluzione per i suoi assistiti.

 

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