Spiagge, slalom fra i rifiuti: almeno quattro per ogni passo

(Sesto Potere) – Roma – 8 giugno 2018 – Quattro rifiuti per ogni passo che facciamo sulle nostre spiagge. Di ogni tipo, colore, forma, dimensione. Invece delle conchiglie, ormai, a farla da padrona sui nostri litorali ci sono plastica, vetro o pezzi di metallo: rifiuti spiaggiati gettati consapevolmente o che provengono direttamente dagli scarichi non depurati e dall’abitudine di utilizzare i wc come una pattumiera e soprattutto dalla cattiva gestione dei rifiuti a terra. In Emilia-Romagna è stata monitorata la spiaggia di Comacchio (Fe) che si affaccia sul mare Adriatico.

plasticaspiaggia

È quanto emerge dall’indagine Beach Litter 2018 condotta (per il quinto anno consecutivo nei mesi di aprile e maggio) da Legambiente che fotografa anche stavolta una situazione critica per molti arenili italiani: su 78 spiagge monitorate, per un totale di oltre 400mila metri quadri, pari a quasi 60 campi di calcio, sono stati trovati una media di 620 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia.

La plastica si conferma la regina indiscussa tra i materiali più trovati, con un percentuale dell’80%, seguita da seguita da vetro/ceramica (7,4%), metallo (3,7%) e carta/cartone (3,4%).

Sul podio dei rifiuti più trovati ci sono i frammenti di plastica, ovvero i residui di materiali che hanno già iniziato il loro processo di disgregazione, anelli e tappi di plastica e infine i cotton fioc, che salgono quest’anno al terzo posto della top ten.

I rifiuti plastici usa e getta sono stati rinvenuti nel 95% delle spiagge monitorate. Si tratta di oggetti creati per finire la loro vita immediatamente o poco dopo il loro utilizzo, come bottiglie, stoviglie e buste, e sui quali è necessario insistere a livello legislativo metterei a livello europeo, sia per la loro riduzione che per un più controllato e corretto smaltimento se si vuole affrontare con determinazione il problema del marine litter.

L’ingestione della plastica è stata documentata in oltre 180 specie marine. Un recente studio coordinato dall’ Università di Siena e condotto nel Tirreno settentrionale sulla tartaruga Caretta caretta, documenta l’ingestione di rifiuti di plastica nel 71% degli individui per i quali è stato analizzato il tratto gastro-intestinale.

In 22 campioni sono stati trovati 483 frammenti di rifiuti marini, con una media di oltre 16 pezzi a campione.
Inoltre i rifiuti offrono un mezzo di trasporto alle specie aliene per raggiungere nuovi ambienti, al di fuori dei loro

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confini naturali, mettendone in pericolo la biodiversità, come riscontrato anche nel Mediterraneo.

Su scala europea, secondo uno studio commissionato ad Arcadis dall’Unione europea, il marine litter costa 476,8 milioni di euro all’anno. Una cifra che prende in considerazione solo i settori di turismo e pesca perché non è possibile quantificare l’impatto su tutti i comparti dell’economia.
In particolare, il costo totale stimato per la pulizia di tutte le spiagge dell’Unione europea è pari a 411,75 milioni di euro. Ma il problema più grande è che i rifiuti non scompaiono.

Dispersi nell’ambiente, si degradano ad opera di raggi UV, vento, moto ondoso e altri fattori, e si frammentano in pezzi sempre più piccoli, impossibili da rimuovere e da individuare: le microplastiche (frammenti di dimensione minore di 5 mm) hanno una via facilitata per entrare nella catena alimentare e contaminarla.

L’indagine di Legambiente  nell’ambito di Spiagge e Fondali Puliti – Clean Up The Med, campagna realizzata in collaborazione con Mareblu, Novamont, Sammontana e Virosac), è una delle più importanti azioni a livello internazionale di citizen science, il risultato cioè di un monitoraggio eseguito direttamente dai volontari dei circoli dell’associazione, che setacciano le spiagge italiane contando i rifiuti presenti secondo un protocollo scientifico riconosciuto dall’Agenzia Europea dell’Ambiente, a cui ogni anno vengono inviati i dati dell’indagine.

 

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