S.Mercuriale era alto 1,60 metri e soffriva di osteoporosi, primi dati studio delle reliquie

(Sesto Potere) – Forlì – 23 ottobre 2018 – Presentati domenica pomeriggio, nell’Abbazia di San Mercuriale di Forlì, i risultati preliminari sullo studio delle reliquie del Santo patrono di Forlì. Il progetto, iniziato con la “ricognizione canonica” nasce grazie ad una proficua collaborazione tra ricercatori ed istituzioni.

reliquie di s.mercuriale

Protagonisti dell’ iniziativa il gruppo Ausl Romagna Cultura, il Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Bologna – sede di Ravenna e la Diocesi di Forlì-Bertinoro, con il contributo del Lions Club Forlì-Cesena Terre di Romagna, particolarmente attivo su attività di valorizzazione e tutela della città di Forlì, che si è dimostrato immediatamente sensibile all’importante iniziativa.

“L’opportunità di procedere ad una ricognizione dei resti mortali di san Mercuriale è stata fornita dalla necessità di verificare lo stato di conservazione delle ossa, conservate da circa 18 anni in un contenitore ligneo che, per sua specifica caratteristica strutturale, non poteva rappresentare una collocazione ottimale – spiega il Dott. Mirko Traversari, Antropologo fisico e Paleopatologo -In occasione della ricognizione, è stata ritrovata una buona rappresentatività dell’intero scheletro, con limitate lacune peraltro già registrate nel corso delle passate ricognizioni. L’analisi del contenitore ligneo ha confermato i dubbi alla base dell’intera analisi: numerose cavitazioni e veri e propri resti di insetti, hanno infatti mostrato che l’interno dell’urna era stato colonizzato e permaneva un pericoloso collegamento tra l’esterno e le ossa del Santo. Le ossa sono state restaurate a secco, eliminando interventi incongrui dovuti a passati interventi che, avendo usato materiali

reliquie di San Mercuriale

igroscopici, potevano rappresentare anch’essi un rischio per la corretta conservazione dei resti. Successivamente sono stati stabilizzati alcuni elementi ossei che sono andati incontro a rotture postmortali, tramite l’utilizzo di colle reversibili come i moderni standard conservativi richiedono.”

“Prima di procedere con i vari microprelievi da destinare alle indagini genetiche, atomiche e microbiologiche, i resti sono stati sottoposti a TAC total body per lo studio di dettaglio di ogni singolo distretto – prosegue il dottor Enrico Petrella, Medico Radiologo dell’ospedale di Forlì – il set di immagini acquisite rappresenta inoltre una sorta di reliquia digitale che garantirà la conservazione virtuale dei resti osteologici, potendo inoltre fornire potenzialità future circa la riproducibilità 3D di ogni singolo osso del corpo del Santo.”

“Una volta completate queste necessarie fasi preliminari – chiarisce il dottor Traversari – i resti sono stati sottoposti ad analisi autoptica diretta per meglio delineare il profilo biologico, paleopatologico ed occupazionale. Mercuriale uomo, era alto poco meno di 1,60 metri, di corporatura non particolarmente robusta, anche se segnato da ripetuti impegni muscoloscheletrici probabilmente legati ad attività abituali quali la deambulazione ed il trasporto di grevi. Soffriva di osteoporosi e aveva forse qualche fastidio al cingolo scapolare; avendo il setto nasale deviato, non è improbabile che soffrisse di sinusite cronica. Non ci sono segni riconducibili ad eventi traumatici e certamente non è morto per strangolamento, essendosi conservato intatto l’osso ioide.I risultati delle indagini genetiche, saranno determinanti per poter procedere con le successive analisi e per sciogliere alcuni dubbi di natura diagnostica, legati

reliquie di San Mercuriale

ad alcuni quadri patologici al momento solo ipotizzati.”

Oggetto dello studio scientifico dei ricercatori sono state le preziose reliquie di San Mercuriale, custodite in tre chiese forlivesi, e in particolar modo, nella Basilica dedicata al Santo.

“Il progetto non si limita all’importante studio scientifico delle reliquie, effettuato dagli esperti dell’Università” – spiega Tiziana Rambelli, coordinatrice della comunicazione per Ausl Romagna Cultura – “Come già realizzato infatti per la figura di Giovan Battista Morgagni, cercheremo di coinvolgere scuole, istituzioni, privati e associazioni, per ideare e realizzare iniziative di comunicazione sulla conoscenza e la valorizzazione della figura del Santo patrono. Naturalmente ci avvarremo, anche per questo progetto, della collaborazione dei componenti del gruppo Ausl Romagna Cultura, in primis del dottor Stefano De Carolis geriatra, storico della medicina e direttore della Scuola di Storia della Medicina dell’Ordine dei Medici di Rimini, la dottoressa Sonia Muzzarelli, referente Aziendale del Patrimonio storico-artistico-archivistico, il dottor Luca Saragoni, patologo presso l’ospedale di Forlì, il dottor Giancarlo Cerasoli, pediatra e storico della medicina. Per lo studio delle reliquie verranno coinvolti, naturalmente, anche medici e tecnici dell’Ausl Romagna, grazie alla convenzione in essere con l’Università di Bologna – sede di Ravenna. ”

Ma qual’ è il valore scientifico di questa indagine? Cosa possono “dire” i sacri resti? “Potremo indagare il Dna dei resti terreni del Santo, compiere una datazione delle reliquie, ipotizzare le sue origini, lo stato di salute e lo stile di vita, forse anche la causa di morte” – prosegue il dottor Traversari – “Nel rispetto totale dei preziosi resti, venerati per secoli da tutti i forlivesi, potremo ripercorrere la storia di queste reliquie e assieme ad esse, la storia stessa della città di Forlì”. Lo stesso don Enrico Casadio, abate di San Mercuriale, laureato in Lettere e prezioso promotore del progetto, ribadisce che “sapere qualcosa di più del patrono, in quest’anno in cui accogliamo il friulano Livio Corazza, come nostro nuovo vescovo, successore di San Mercuriale, potrà aiutarci a capire qualcosa di più della storia, non solo della nostra Chiesa diocesana, ma anche della nostra Città, incomprensibile senza la conoscenza delle persone che l’hanno fatta, attraverso spostamenti, scambi, incontri, fatiche e speranze condivise”.

Tante le leggende più o meno fantasiose, che si sono tramandate, nei secoli, su San Mercuriale. Lo storico Francesco Lanzoni ritiene Mercuriale vescovo nel sec. IV, forse il protovescovo di Forlì e considera il 30 aprile suo dies natalis, la sua data di nascita, o la celebrazione di una sua traslazione dal cimitero adiacente alla basilica antica, all’interno di questa. Dedicate a San Mercuriale sono attestate chiese anche a Ravenna, dal 948 ed a Pistoia, dal 940. Gli studi scientifici che verranno effettuati sulle reliquie aggiungeranno certamente nuovi dati a queste narrazioni e daranno una precisa collocazione storica alle reliquie .

Durante la presentazione dei risultati, è stato presentato anche il nuovo reliquiario che ospiterà i resti di San Mercuriale, opera del Laboratorio Marmi di Franco Spagnoli di Carrara (MS) e dono del Lions Club “Terre di Romagna” di Forli

 

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