Pesticidi, acque della pianura padano-veneta le più contaminate

(Sesto Potere) – Roma – 16 maggio 2018 – Presentati i  dati dell’ultimo Rapporto Ispra  (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) dedicato ai  “Pesticidi nelle Acque”, che in questa edizione presenta i risultati relativi al biennio 2015-2016 sulla base dei dati provenienti dalle Regioni e dalle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente.

pesticidi

Dati che evidenziano una presenza più significativa di inquinanti nelle regioni settentrionali ed in modo particolare nella pianura padana veneta. Ed è sempre più evidente la presenza di miscele, con un numero medio di circa 5 sostanze e un massimo di 55 sostanze in un singolo campione. E proprio questo mix di sostante continua a rappresentare una grave incognita sui reali effetti dei pesticidi sulla salute e sull’ambiente nel lungo termine. La presenza di sostanze messe al bando da anni nei campioni analizzati dimostra la necessità di maggiori controlli su tutti i fronti, a partire proprio dai monitoraggi.IL RAPPORTO IN SINTESI

Nelle acque superficiali, il glifosate, insieme al suo metabolita Ampa, è l’erbicida che presenta il
maggior numero di superamenti e sono ricercati in 5 regioni (nel biennio precedente erano monitorati solo in Lombardia). Nel 2016, infatti, entrambe le sostanze risultano superiori agli standard di qualità
ambientale per le acque (SQA) previsti dalla norma rispettivamente nel 24,5% e nel 47,8% dei siti
monitorati per le acque superficiali. Degna di nota anche la presenza di altri erbicidi, come nel caso del metolaclor, che supera i limiti nel 7,7% dei punti di monitoraggio e del suo metabolita metolaclor-esa, che tuttavia è ricercato solo in Friuli Venezia Giulia e che supera i limiti nel 16% dei siti, nonché del quinclorac, superiore ai limiti nel 10,2% dei casi.

Tali valori dimostrano l’opportunità di estendere in maniera uniforme il monitoraggio anche in altre Regioni.
Nel complesso, salgono a quasi 400 le sostanze ricercate in Italia. La situazione è differente tra regione e
regione ed e’ indispensabile incrementare il monitoraggio riguardo a nuove sostanze indicate dalle linee
guida dell’Ispra.

pesticidi

In generale, sono 35.353 i campioni di acque superficiali e sotterranee analizzate in Italia nel biennio
2015-2016, per un totale di quasi 2 milioni di misure analitiche e 259 sostanze rilevate (erano 224 nel
2014). Nel 2016, in particolare, sono stati trovati pesticidi nel 67% dei 1.554 punti di monitoraggio delle
acque superficiali e nel 33,5% dei 3.129 punti delle acque sotterranee, con valori superiori agli SQA nel
23,9% delle acque superficiali e nel 8,3% delle acque sotterranee.

Gli erbicidi, in particolare, rimangono le sostanze riscontrate con maggiore frequenza principalmente per le modalità ed il periodo di utilizzo che ne facilita la migrazione nei corpi idrici, ma aumenta significativamente anche la presenza di fungicidi e insetticidi.

Ma le sostanze responsabili della maggior parte dei superamenti normativi (come il glifosate e
l’Ampa, l’Atrazina-desetildesisopropil o il metolachlor Esa per citare alcuni esempi), non sono
ricercate omogeneamente sul territorio nazionale.

Nelle acque sotterranee, 260 punti (l’8,3% del totale) hanno concentrazioni superiori ai limiti. Anche in
questo caso le sostanze che maggiormente hanno superato il limite sono gli erbicidi atrazina desetil
desisopropil, glifosate e Ampa, bentazone e 2,6-diclorobenzammide, l’insetticida imidacloprid, i fungicidi triadimenol, oxadixil e metalaxil.

La maggior presenza di pesticidi si riscontra nella pianura padano-veneta, dove le indagini sono generalmente più approfondite (in termini di numerosità dei campioni e di sostanze ricercate); nelle regioni del nord, infatti, si concentra più del 50% dei punti di monitoraggio della rete nazionale.

Nel resto del paese la situazione resta ancora abbastanza disomogenea: non sono pervenute, infatti, informazioni dalla Calabria e in altre Regioni la copertura territoriale è limitata, così come resta limitato, nonostante l’aumento, il numero delle sostanze ricercate.

Sempre a livello regionale, la presenza dei pesticidi interessa oltre il 90% dei punti delle acque superficiali in Friuli Venezia Giulia, provincia di Bolzano, Piemonte e Veneto, e più dell’80% dei punti in Emilia Romagna e Toscana. Supera il 70% in Lombardia e provincia di Trento.

Nelle acque sotterrane è particolarmente elevata in Friuli 81%, in Piemonte 66% e in Sicilia 60%.

rapporto-pesticidi-2018-mappa-emiliaromagna

Si segnala, dopo oltre dieci anni di diminuzione, un’inversione di tendenza nelle vendite di prodotti
fitosanitari, che nel 2015 sono state pari a 136.055 tonnellate, comunque inferiori alle 150.000 del 2002
(anno in cui si è avuto il massimo). Significativo invece il calo delle vendite dei prodotti tossici e molto
tossici che nel periodo di riferimento segnano un -36,7% rispetto al massimo di oltre 5.000 tonnellate
raggiunto in passato.

Si collocano al di sopra: Veneto con oltre 10 kg/ha, Provincia di Trento, Campania ed Emilia Romagna che superano gli 8 kg/ha e Friuli-Venezia Giulia 7,6 kg/ha..
Alla diminuzione delle vendite però non corrisponde un’analoga diminuzione della frequenza di pesticidi
nelle acque. Nel periodo 2003-2016, infatti, oltre al numero delle sostanza trovate aumentano anche i punti interessati dalla presenza di pesticidi che sono cresciuti di circa il 20% nelle acque superficiali e del 10% in quelle sotterranee. Ma i benefici della diminuzione delle vendite di pesticidi si potranno vedere
solo in futuro.

IN EMILIA-ROMAGNA

Il rapporto presenta i risultati del monitoraggio nazionale dei pesticidi nelle acque superficiali e sotterrane svolto negli anni 2015-2016. In Emilia Romagna i dati 2016 si riferiscono a una rete di 149 punti di campionamento delle acque superficiali e 249 delle acque sotterranee.  Nelle acque superficiali ci sono pesticidi nell’84,6% dei punti e nel 58,4% dei campioni. Complessivamente sono state rinvenute 65 sostanze.
Quelle con maggiore frequenza, che si riflette anche a livello nazionale, sono imidacloprid, terbutilazina, terbutilazina-desetil, metolaclor, e metalaxil, tutte sostanze classificate pericolose per l’ambiente.
Nelle acque sotterranee è stata riscontrata la presenza di residui nel 21,7% dei punti e nel 21,1% dei campioni. Sono state rinvenute 34 sostanze, le più frequenti sono: terbutilazina-desetil, imidacloprid, metolaclor, terbutilazina e cloridazon.
Le concentrazioni sono superiori ai limiti di qualità ambientale complessivamente in 24 punti delle acque superficiali e in 12 punti di quelle sotterranee.

I  COMMENTI

«I dati del rapporto Ispra sulla presenza di pesticidi nelle acque mettono in luce una situazione sempre più preoccupante che contribuisce in maniera determinate all’inquinamento che ancora oggi grava su fiumi, laghi e falde. La contaminazione del 67 per cento dei punti monitorati nelle acque superficiali e di un terzo di quelle sotterrane conferma che la strada è ancora lunga, nonostante la crescita esponenziale dell’agricoltura biologica e di pratiche sostenibili che stanno dando un contributo importante alla riduzione dei fitofarmaci, al ripristino della biodiversità e alla salute dei suoli. Servono strumenti concreti di riduzione e eliminazione dei pesticidi al centro delle misure della nuova Politica agricola comunitaria (Pac) e dei Piani di sviluppo rurale, ancora troppo incentrati su un’agricoltura che fa largo

cibo avvelenato

uso di queste sostanze»: commenta   Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente.

Nel nostro Paese – evidenzia Legambiente – si continua a usare in modo indiscriminato una quantità enorme di prodotti fitosanitari, circa 130mila tonnellate all’anno, che contengono 400 sostanze diverse, nonostante da quattro anni sia entrato in vigore il Piano nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. All’interno del Pan – sempre secondo Legambiente  – è urgente definire obiettivi chiari di riduzione e di eliminazione graduale di prodotti fitosanitari, a partire dai siti Natura 2000 e delle aree naturali protette. Fin da subito occorre bandire l’uso delle sostanze più pericolose, come il Glifosato e gli erbicidi, visto che esistono già valide alternative.

“La situazione, nonostante una generale tendenza alla diminuzione delle vendite dei pesticidi e diserbanti, è molto grave. Il punto è che si spendono soldi pubblici per ridurre l’uso dei pesticidi e invece i pesticidi nelle acque aumentano. Le misure in atto non bastano: bisogna cambiare modello agricolo”: commenta   Maria Grazia Mammuccini, portavoce della campagna Cambia la Terra, promossa da FederBio con Isde – Associazione medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu e Wwf.

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