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Nuove professioni nel terziario di mercato, la carica dei 344mila

(Sesto Potere) – Roma – 10 novembre 2017 – In Italia ci sono più di un milione e 300mila liberi professionisti, pari a circa il 6% degli occupati complessivi, con un reddito medio pro capite di oltre 38mila euro. Di questi, la maggioranza (983mila) è iscritta ad albi o ordini, con un reddito medio pro capite di quasi 45mila euro, mentre i professionisti non ordinistici, cioè le nuove professioni (free lance, professionisti indipendenti), sono 344mila con un reddito medio pro capite di 16.500 euro.

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Negli ultimi 6 anni sono questi ad aver registrato la maggiore crescita: +51,6% contro il +14,8% dei liberi professionisti e il +5,8% di quelli iscritti agli ordini.

È il dato principale che emerge dalla ricerca “Il ruolo delle nuove professioni nel terziario di mercato”, realizzato dall’Ufficio Studi Confcommercio ed illustrato dal suo direttore, Mariano Bella, in apertura del convegno “Le professioni tra rappresentanza e riforme”, organizzato a Roma da Confcommercio Professioni.

A livello geografico, lo studio evidenzia un “boom” nel Mezzogiorno: tra il 2009 e il 2015 , se gli occupati in generale sono diminuiti di quasi mezzo milione, i professionisti indipendenti sono infatti cresciuti di quasi il 73%.

In questa categoria rientrano le figure regolamentate ma che non hanno ordini come, ad esempio, le guide turistiche, gli amministratori di condominio, i consulenti tributari, gli informatici, i wedding planner, i designer, i grafici, i formatori.

lavoro in ufficio

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I nuovi professionisti si inquadrano per la quasi totalità nei servizi di mercato (97% ) e svolgono

soprattutto attività professionali, scientifiche e tecniche (per il 52,1%), con un reddito medio pro capite di 18mila euro.

Guadagna di più chi opera nelle attività di consulenza gestionale (oltre 24mila euro) e nei servizi informatici (oltre 21mila euro).

Sempre tra il 2009 e il 2015, infine, le attività che hanno registrato i maggiori tassi di crescita del numero di professionisti sono istruzione e formazione (+130,4%), sanità e assistenza sociale (+89%), attività artistiche, sportive e di intrattenimento (+55,7%), attività professionali, scientifiche e tecniche (+44,1%).

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