auto e camion in strada

Mobilità In-Sostenibile. Nelle grandi città italiane l’auto privata batte il trasporto pubblico: indagine Legambiente

(Sesto Potere) – Roma – 15 luglio 2017 – Nelle grandi città italiane a farla da padrone sono le auto. Il mezzo di trasporto privato è quello più usato e preferito per gli spostamenti a discapito dei mezzi pubblici sempre più in sofferenza tra tagli, disservizi e inefficienze. A confermare questa tendenza sono prima di tutto i dati: negli ultimi anni è aumentata la quota degli spostamenti in auto che è passata dall’8,1% del 2014 al’8,3% del 2015; mentre è diminuita quella effettuata con i mezzi pubblici che è passata dal 14,6% (2014) all’11,7% nel 2015 (fonte: Cdp, Asstra).

municipale blocco del traffico

municipale blocco del traffico

Numeri che si ripercuotono anche sull’ambiente con smog e inquinamento alle stelle che causano danni alla salute dei cittadini.

Tra le grandi città, la maglia nera per la mobilità insostenibile spetta a Roma, molto indietro rispetto alle sorelle europee per dotazioni di metropolitane, tram, ferrovie suburbane, mentre ha un record nel possesso di automobili, pari a 67 auto ogni 100 abitanti. Inoltre nella Capitale l’offerta di trasporto pubblico è diminuita dal 2005 al 2015 del 6% e si sta ancora contraendo.

È questa la fotografia scattata   da Legambiente nel corso del convegno “Mobilità In-sostenibile. Obiettivi pubblici e ruolo dei privati per cambiare la situazione delle città italiane” organizzato a Roma e pensato per avviare un confronto, insieme a diversi interlocutori istituzionali e politici, esperti del settore, sul tema della mobilità e sulle nuove politiche da adottare per ridurre l’inquinamento.

I numeri della mobilità

rumore da traffico

rumore da traffico

Ogni giorno in Italia sono 2 milioni e 830mila i passeggeri al giorno sulla rete ferroviaria regionale, 2 milioni e 650mila coloro che prendono la rete metropolitana nelle 7 città in cui sono presenti, 14 milioni i cittadini che usufruiscono del trasporto pubblico locale su gomma. Nonostante questi numeri, l’offerta del trasporto pubblico è ferma al palo.

Nelle città italiane la lunghezza totale dei km di metropolitane è inferiore a quella della sola città di Madrid (235 km contro i 291 della città spagnola). Anche i nuovi progetti sono limitati e inadeguati a recuperare i ritardi, a Roma ad esempio ci vorranno 80 anni per arrivare a dotazione città europee di metro continuando così. Negli ultimi anni la situazione è peggiorata anche per l’assenza di investimenti, tanto che secondo i dati di Asstra e Cdp, dal 2005 al 2015 si è registrata una riduzione del 13% del parco circolante degli autobus che è passato da 58.307 a 50.576 mezzi in circolazione. Senza contare che l’Italia vanta il parco mezzi più anziano d’Europa con una media di età, in aumento, di 11,38 anni contro i 7 anni dell’Ue.

Nel trasporto ferroviario regionale l’età del materiale rotabile è, invece, di 17,2 anni, ma con significative differenze tra Nord e Sud. L’età media dei convogli nel Meridione è di 20,3 anni rispetto ai 14,7 del Nord e ai 17,2 della media nazionale.

Inoltre su alcune linee ferroviarie, come la Roma-Ostia Lido e la Circumvesuviana, per degrado e tagli, il numero dei passeggeri è diminuito di oltre il 30% costringendo decine di migliaia di persone a spostarsi sui mezzi privati.

Le proposte di Legambiente

Secondo Legambiente le ragioni della crisi che ha colpito il trasporto pubblico sono legate anche al fatto che le città metropolitane, dove vive il 40% della popolazione italiana, sono escluse dalle decisioni sui

autobus-bologna-tper

autobus-bologna-tper

trasporti, perché le Regioni decidono sul trasporto ferroviario pendolare mentre il TPL (il trasporto pubblico locale) è gestito separatamente da centinaia di Comuni.

Ad oggi, inoltre, non c’è nessuna chiarezza su obiettivi, controlli e liberalizzazione del servizio.

Per questo l’associazione ambientalista torna a ribadire l’urgenza di ripensare le politiche nazionali sulla mobilità, dando priorità agli investimenti infrastrutturali da destinare ai centri urbani con un vero programma che preveda nuove linee di tram, treni e metropolitane. Dal punto di visto della governance, è importante che venga affidata alle città metropolitane la responsabilità per le strategie, le risorse, i controlli e le gare per il servizio ferroviario regionale e per il TPL.

Infine l’altra sfida legata alla mobilità sostenibile riguarda il replicare quelle buone pratiche già avviate in alcune grandi città italiane e che riguardano il potenziamento delle linee ferroviarie e tramviarie, l’introduzione di aree pedonali e zone a traffico limitato a pagamento e un maggior investimento su piste ciclabili e micromobilità. Come è successo a Firenze e a Palermo con il potenziamento della linea tramviaria, a Pesaro con la bicipolitana lunga 85 km e con 14 linee che connettono tutte le aree della città, in Puglia con l’introduzione del biglietto ferroviario integrato e in Trentino Alto Adige con la riqualificazione e il potenziamento della linea ferroviaria in Val Venosta.

 

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