Mafia, a Calendasco (Pc) festa con Libera

(Sesto Potere) – Calendasco (Pc) – 11 maggio 2018 – Da capannone confiscato alla mafia a luogo sociale destinato alla pubblica utilità e alla creatività giovanile. E’ la storia dell’immobile acquisito a Calendasco, in provincia di Piacenza, riadattato con il contributo di molti e che domani, con una festa ispirata al tema delle “nuove Resistenze”, verrà presentato alla comunità locale e consegnato a nuova vita.

bene confiscato alla mafia

Si tratta di un’unità produttiva di 400 metri quadrati su un’area di mille a Ponte Trebbia, consegnato al Comune di Calendasco nel marzo 2016: il primo caso nel piacentino.

Domani, sabato 12 maggio, è prevista l’inaugurazione alla presenza del presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, di don Luigi Ciotti e Enza Rando per l’associazione Libera. Lo stabile sarà intitolato alla memoria di Rita Atria, testimone di giustizia e vittima di mafia.
Il taglio del nastro giunge al termine di un ampio processo di partecipazione da subito voluto dal Comune che, con Libera, ha coinvolto oltre 200 alunni delle scuole locali, le associazioni e i cittadini del paese, gli allievi di vari istituti superiori della provincia, la Scuola Edile di Piacenza e i profughi accolti dall’ostello di Calendasco che hanno curato parte delle opere di riqualificazione.

Nel 2017, con il primo bando di attuazione al Testo Unico della legalità, la Regione ha finanziato il progetto di restituzione del bene alla comunità con un contributo di 25 mila euro. Le risorse hanno coperto il 70% dei costi delle prime opere di ristrutturazione dell’immobile: rifacimento del tetto con bonifica dell’amianto e installazione di sistemi di videosorveglianza e allarme.
Hanno anche permesso di sostenere i percorsi di educazione alla legalità nelle Scuole Medie, avviati a partire dal marzo 2016, e il concorso di idee attivato dal Comune per riprogettare gli spazi interni: indetto a fine 2017, hanno partecipato 15 geometri, architetti e ingegneri della Scuola Edile producendo 3 progetti.
Da ciascuna proposta si sono tratte le idee giudicate migliori, tradotte nel cantiere chiuso pochi giorni fa (i cui costi saranno candidati al nuovo bando regionale per il2018 in scadenza a fine maggio).

I lavori, curati dalla Scuola Edile, sono stati svolti da un gruppo di una ventina di profughi accolti presso l’ostello “Tre Corone” di Calendasco che, al termine delle attività, hanno ricevuto un attestato di “Operatore edile alle strutture”, spendibile sul mercato del lavoro e valido in tutta Europa.
Ai richiedenti asilo si è aggiunto un gruppo di studenti francesi arrivati a Piacenza nell’ambito del progetto Erasmus. Sono gli allievi del Centro di formazione per l’apprendistato di Bloix, cittadina della regione Centro-Valle della Loira. D’età compresa tra i 17 e i 19 anni, nel loro Paese già hanno un impiego da muratori in ditte di costruzioni. Il sistema formativo francese, però, prevede che nei primi tre anni di apprendistato alternino due settimane di attività nelle aziende di cui sono dipendenti ad una sui banchi di scuola: è in questo contesto che si iscrive l’arrivo a Piacenza.
Il cantiere è stato attivo per tutto il mese di aprile e in tempi rapidi, grazie al ruolo prezioso della Scuola Edile e alla disponibilità di profughi e studenti, si è chiuso in tempo per l’inaugurazione del 12 maggio.

Le nuove Resistenze
Tornando a Calendasco, la volontà del Comune, nel predisporre il programma della giornata del taglio del nastro, è stata quella di farne una festa per tutta la comunità, ispirata al tema delle “nuove Resistenze”: per questo è previsto un momento di gemellaggio tra il vicino Parco del Trebbia, su cui l’immobile si affaccia, e il Parco dello Stirone (entrambi appartenenti alla Macroarea Emilia Occidentale e caratterizzati dalla presenza di beni confiscati sul loro territorio). Nel pomeriggio, è in calendario la presentazione del libro “Quei pantaloni bucati… Cesare Rabaiotti, il Moro”, primo volume monografico dedicato al più noto partigiano di Calendasco, scritto da Filippo Zangrandi e Rossella Groppi e illustrato dagli alunni delle Terze Medie. Previste anche attività di gioco, creatività e divertimento fino a sera, per coinvolgere anche i bambini: saranno al lavoro circa 40 volontari del territorio, gli Scout, il Gruppo Teatrale Quarta Parete e altre associazioni locali.

La storia dell’immobile confiscato
A occupare l’immobile era la Tsa Srl, ditta di noleggio gru di proprietà dell’imprenditore Michelangelo Albamonte, condannato dalla Corte d’Appello di Palermo nel 2013 per reati di mafia. Da qui l’applicazione della confisca che ha riguardato vari beni, tra cui l’immobile di Calendasco.
Da subito l’intento dell’amministrazione è stato quello di restituirlo alla comunità, di farlo vivere utilizzandolo in parte come ricovero dei mezzi del municipio, a partire dagli scuolabus, e in parte per la creatività: attività musicali, artistiche, di socializzazione e sede delle associazioni locali.
Per dare l’annuncio della presenza sul territorio di un bene confiscatoè stata scelta una data simbolica: il 7 marzo 2016, ventennale dell’approvazione della Legge sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alla mafia, votata dal Parlamento su proposta di Libera che aveva raccolto 1 milione di firme a sostegno.
Da subito sono stati avviati percorsi di educazione alla legalità con le scuole di Calendasco e gli Istituti Superiori della città di Piacenza, continuati fino ad oggi.
È nell’ambito di queste attività che proprio gli alunni di Calendasco hanno scelto di intitolare il bene alla memoria di Rita Atria, importante testimone di giustizia molto legata a Paolo Borsellino e vittima di mafia.
Anche con il supporto legale degli uffici regionali e di Enza Rando, il Comune ha raggiunto il difficile traguardo di entrare nel pieno possesso del bene liberandolo dai mezzi (camion, attrezzature, automobili, ecc.) confiscati o sequestrati alla ditta Tsa, nel frattempo fallita.

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