Lavoro in Italia: penultima in UE

(Sesto Potere) – Roma – 19 giugno 2018 – Nel 2017 molta enfasi è stata posta sul recupero dei livelli occupazionali pre-crisi. Scarsa attenzione è stata invece posta sulle storiche rigidità del nostro mercato del lavoro, che continuano a relegare l’Italia al penultimo posto della graduatoria europea dei tassi di occupazione. Nell’Unione Europea, infatti, solo in Grecia la percentuale degli occupati rispetto alla popolazione attiva risulta più bassa di quella italiana.

Questo emerge nell’ultimo rapporto del Centro Studi CNA dal titolo: “Squilibri dell’occupazione nelle regioni in Italia ed Europa”.   

La capacità del nostro Paese di creare occupazione appare particolarmente deludente se confrontata sia con quelle di Francia e Spagna, sia, soprattutto, con quelle di Germania e del Regno Unito

L’Italia si caratterizza in negativo anche per la presenza di squilibri occupazionali a livello territoriale di gran lunga più accentuati che negli altri paesi dell’Unione Europea. Nel nostro Paese, infatti, coesistono tassi di occupazione più bassi di quello della Grecia e tassi di occupazione prossimi a quello della Germania.

Nel primo gruppo rientrano le otto regioni del Mezzogiorno d’Italia, accomunate da tassi di occupazione inferiori ai sessanta punti percentuali. La situazione di Abruzzo e Sardegna, nelle quali l’indicatore è pari rispettivamente al 54,2% e al 56,8%, è paragonabile a quella della Grecia.

Nelle altre sei regioni, invece, essa è addirittura peggiore e risulta drammatica in Sicilia e in Calabria dove i livelli occupazionali sono più bassi di quello della penisola ellenica di circa dieci punti percentuali.

Nel secondo e terzo gruppo vi sono le regioni con tassi di occupazione compresi tra i sessanta e i settanta punti percentuali. In Liguria e in tre regioni del Centro-Italia (Lazio, Marche e Umbria) la percentuale di popolazione attiva occupata allineata a quelle della Spagna (61,1%) e della Francia (64;7%).

I tassi di occupazione delle altre regioni settentrionali e delle Toscana invece oscillano tra i sessantacinque e i settanta punti percentuali, un range nel quale rientra anche il tasso di occupazione calcolato sulla media dei 28 paesi che aderiscono all’Unione Europea.

donna al lavoro

Nel quarto gruppo (tassi di occupazione superiori ai settanta punti percentuali), infine, non rientra nessuna regione italiana. Da notare però che nel nostro Paese vi sono due province che possono vantare tassi di occupazione prossimi a quelli di grandi Paesi virtuosi quali la Germania e il Regno Unito. Si tratta della provincia autonoma di Bolzano (72,9%) e della provincia di Bologna (71,8%). Seguono a breve distanza: Milano, Piacenza, Parma, Firenze , Lecco, Belluno e Modena (69,1%).

Nonostante la drammaticità di questi dati, che certificano l’esistenza di una Italia fortemente diseguale, il tema degli squilibri territoriali e, in particolare, del ritardo di sviluppo delle regioni meridionali, approfonditosi negli ultimi dieci anni, non sembra trovare posto nel dibattito politico.

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