Istat, l’Italia è il secondo paese più vecchio del mondo

(Sesto Potere) – Roma – 16 maggio 2018 – Dal 2015 il nostro Paese è entrato in una fase di declino demografico. Al 1° gennaio 2018 si stima che la popolazione ammonti a 60,5 milioni di residenti, con un’incidenza della popolazione straniera dell’8,4 per cento (5,6 milioni). La popolazione diminuisce per il terzo anno consecutivo, quasi 100 mila persone in meno rispetto all’anno precedente (-1,6 per mille).

anziana al telefono

La ripartizione che contribuisce maggiormente alla decrescita della popolazione è il Mezzogiorno (-3,9 per mille).

Si arresta la crescita della popolazione straniera.
La stima della popolazione straniera al 1° gennaio 2018 mostra un incremento di 18 mila persone rispetto all’anno precedente, come saldo tra ingressi, uscite e acquisizioni di cittadinanza.
È dal 2016 che la variazione della popolazione straniera sull’anno precedente presenta livelli modesti, soprattutto se comparati con quelli degli anni Duemila, anche per effetto delle acquisizioni di
cittadinanza.
La popolazione straniera risiede prevalentemente nel Centro-nord, dove si registra un’incidenza sul totale dei residenti superiore al 10 per cento.

Nel Mezzogiorno la presenza straniera resta più contenuta, nonostante la crescita degli ultimi anni, superando di poco il quattro per cento.
Al 1° gennaio 2017  si segnalano più di 20 cittadini stranieri ogni cento residenti in Lombardia, soprattutto in provincia di Milano, Bergamo, Como e Lodi; tassi elevati della presenza straniera si registrano anche in Toscana, Liguria ed Emilia-Romagna.
Tra le grandi città il record di stranieri spetta a Milano con 18,8 cittadini stranieri su cento abitanti, seguita da Firenze (15,6 per cento) e Roma (13,1 per cento). Tra i comuni del Mezzogiorno, spicca il dato del comune di Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa, con un’incidenza di 23 residenti stranieri per cento abitanti, in prevalenza nord-africani; questa comunità ha un insediamento storico che risale agli anni Ottanta e ha dato luogo, nel corso del tempo, a una catena migratoria che continua ad alimentarsi.

anziani

La presenza di quasi 50 nazionalità differenti con più di 10 mila residenti conferma il quadro multietnico del nostro Paese.

Le diverse collettività mostrano modelli insediativi molto differenti tra loro, con riferimento alla distribuzione sul territorio, alla composizione per genere, alla dimensione dei nuclei familiari e spesso anche all’attività lavorativa svolta nel nostro Paese (tanto che per alcune collettività si parla di “specializzazioni produttive”).
Se in generale la presenza straniera è maggiore nelle regioni del Centro-nord, non mancano casi particolari, come quello della collettività ucraina in Campania, o come quella filippina, la cui distribuzione sul territorio si concentra soprattutto nelle grandi città (Roma, Milano, Bologna e Firenze). Un’altra comunità, numericamente importante e localizzata in alcune zone della penisola, è quella cinese: dapprima concentrata soprattutto in alcuni poli come Milano, Firenze, Prato e Roma, si è nel tempo diffusa ampiamente anche altrove, specie nel Nord-est (dorsale adriatica) e nel napoletano.
La comunità marocchina, di antico insediamento in Italia, ha invece un’ampia diffusione sul territorio: al Nord (soprattutto al Nord-est), nella fascia costiera nord-adriatica, in Campania e nel Lazio.
I cittadini rumeni, pur essendo presenti in tutta Italia, sono per lo più concentrati nei grandi centri urbani del Centro-nord. In particolare, un quinto dei rumeni risiede nel Lazio (19,7 per cento), in quattro casi su cinque nella provincia di Roma.
Si accentua l’invecchiamento della popolazione
Nonostante la presenza degli stranieri, con struttura per età più giovane di quella italiana e fecondità più elevata si accentua l’invecchiamento della popolazione  con un’accresciuta domanda di cura che mette in tensione il ruolo di sostegno della rete di parentela.
L’aumento della popolazione anziana – dovuto ai guadagni in termini di sopravvivenza – e la presenza di generazioni di giovani sempre meno folte – conseguenza del continuo calo delle nascite – rendono

studenti stranieri

l’Italia il secondo paese più vecchio al mondo, con una stima di 168,7 anziani ogni cento giovani al 1° gennaio 2018.

La tendenza demografica è destinata ad accentuare ulteriormente il processo di invecchiamento:
secondo lo scenario mediano delle previsioni demografiche, tra 20 anni lo squilibrio intergenerazionale sarà ancora più critico, con 265 anziani ogni 100 giovani.
Continua a ridursi il divario in termini di sopravvivenza tra uomini e donne.
Nel 2017 la stima della speranza di vita alla nascita ha raggiunto gli 80,6 anni per gli uomini e 84,9 anni per le donne, rimanendo sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Il divario di sopravvivenza tra donne e uomini scende a 4,3 anni, rispetto ai 5,8 anni di inizio millennio
Info
Questi dati sono contenuti nel capitolo: “La popolazione, le reti e le relazioni sociali” della 26esima edizione del Rapporto annuale Istat: “Italia 2018-– La situazione del Paese”.

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