INDAGINE SUL COMPARTO ORAFO MADE IN ITALY
(21/11/2006 10:22) |

(Sesto Potere) - Roma - 21 novembre 2006 - Punti di forza: qualità dei prodotti, competenze degli addetti, grande flessibilità nell’interpretare i desideri del cliente. Punti di debolezza: imprese troppo piccole e “polverizzate”, concorrenza internazionale fortissima dei paesi emergenti sui prodotti di fascia medio-bassa, scollamento dei produttori dalle reti di commercializzazione. Bilancio: un settore strategico per il Made in Italy (oltre 39mila imprese, 2 miliardi di surplus commerciale con l’estero nei primi sei mesi del 2006, circa 100mila addetti) che nel complesso non riesce ancora a superare una profonda crisi di ammodernamento. Guardando in profondità, però, ci si accorge che c’è chi non si è nemmeno accorto della crisi e chi ha saputo difendersi e contrattaccare con successo, “uscendo” dal distretto per costruire la “piattaforma orafa” del futuro. E’ questo il ritratto del settore dell’oreficeria, argenteria, gioielleria e pietre preziose, messo a fuoco ieri nel corso di un seminario organizzato da Unioncamere e Assicor (l’Associazone intercamerale per lo sviluppo del settore) per fare il punto, a distanza di due anni dal lancio, sul Piano strategico di settore elaborato congiuntamente da Camere di Commercio e Associazioni di categoria e coordinato da Assicor. In occasione del seminario – aperto dal presidente di Assicor, Pietro Faralli, e concluso dal presidente di Unioncamere, Andrea Mondello – il presidente del Consorzio Aaster, Aldo Bonomi, ha illustrato i risultati della ricerca realizzata per Assicor sullo stato e le prospettive del comparto orafo italiano. Il comparto orafo, argentiero e delle pietre preziose ha subito negli ultimi cinque anni una significativa riduzione nel numero di imprese del settore della produzione (-7,1%). Di segno opposto la dinamica delle aziende commerciali: sostanzialmente stabili gli esercizi al dettaglio, in aumento del 2,6% quelli all’ingrosso tra la fine di settembre del 2001 e lo stesso periodo del 2006, segno di una tendenza alla frammentazione difficile da arginare. Nel complesso, le imprese del comparto sono diminuite dell’1,9% nell’arco di cinque anni. La dimensione media delle imprese del settore risulta, di conseguenza, particolarmente ridotta: 4,1 il numero medio degli addetti del comparto produttivo, mentre nelle imprese della distribuzione questo valore scende a 2,1 unità. Dal punto di vista delle performance di mercato, l’indagine Assicor-Aaster evidenzia, nel triennio 2002-2004, una riduzione del valore della produzione del 15,9%, un calo delle esportazioni del 21,2% e una contrazione del saldo della bilancia commerciale del 28,7%. Secondo l’indagine, negli ultimi tre anni solo il 37,1% degli operatori ha fatto registrare un aumento del fatturato. Per un altro 46% delle imprese questo valore si è mantenuto sostanzialmente stabile, mentre per il restante 16,9% è diminuito. A tutt’oggi il 36,4% del campione analizzato dichiara di non essere ancora riuscito a superare i problemi incontrati, laddove un gruppo ristretto ma significativo (il 16,8% degli intervistati) dichiara al contrario di non avere risentito di momenti di crisi nel periodo analizzato. Le difficoltà maggiori sono state registrate dalle imprese di minori dimensioni (con fatturato al di sotto dei 500mila euro l’anno), mentre a superare indenni le difficoltà della congiuntura sono state soprattutto le imprese più grandi (con un fatturato superiore ai 5 milioni di euro l’anno), il 78% delle quali ha visto crescere il fatturato nell’ultimo triennio. Il comunicato integrale sarà disponibile sul sito di Unioncamere all’indirizzo www.unioncamere.it nella sezione Ufficio stampa.

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