Il micobatterio Chimera ha provocato decessi in Emilia-Romagna e Veneto, massima allerta

(Sesto Potere) – Bologna – 21 novembre 2018 – Casi invasivi di Mycobacterium chimaera , un batterio identificato per la prima volta nel 2004, diffuso in natura, presente soprattutto nell’acqua potabile e generalmente non pericoloso per la salute umana sono stati riscontrati in Europa. Non esiste una terapia stabilita e il tasso di mortalità è circa del 50%. Attualmente, l’entità dell’epidemia globale non è nota con esattezza.

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Il Ministero della Salute, alcuni mesi fa, all’interno della cornice istituzionale rappresentata dal Piano Nazionale di contrasto dell’antibiotico-resistenza (PNCAR) 2017-2019, ha avviato un’attività di valutazione del rischio  per il nostro Paese allo scopo di emanare raccomandazioni specifiche.

Questa fase preliminare include diverse azioni, tra cui: un approfondimento dei dati raccolti a partire dal 2016 dall’ISS, che hanno evidenziato la circolazione del micobatterio anche in Italia; la richiesta alle regioni di dati relativi a eventuali casi, sporadici o in cluster, di infezione invasiva da Mycobacterium, anche attraverso un’analisi retrospettiva dei dati stessi e una verifica su Dispovigilance (sistema informativo per la rete nazionale di vigilanza sugli incidenti che coinvolgono dispositivi medici) di eventuali eventi riportati.

Il ministero comunica di essere  in attesa di ricevere riscontro dalle regioni e il ritardo , spiega sempre il ministero, è probabilmente dovuto al fatto che il lungo periodo di incubazione (mediamente 17 mesi , con range di 3-72 mesi) e la scarsa specificità del quadro clinico rendono complessa e laboriosa l’identificazione di casi possibili che devono, comunque, essere confermati da indagini di laboratorio specifiche, non sempre disponibili per i casi individuati retrospettivamente.

Il primo decesso in Italia risalirebbe al 2 novembre scorso , la vittima un anestesista di Vicenza.

Il micobatterio Chimera  – secondo notizie di cronaca – avrebbe provocato la morte di sei persone in Veneto e due decessi  in Emilia-Romagna (già segnalati l’estate scorsa  presso una struttura di Reggio Emilia).

Proprio in Emilia-Romagna è scattata la massima allerta e  l’assessore regionale alla Salute Sergio Venturi si sarebbe già attivato “facendo tutto ciò che è necessario per garantire la sicurezza dei pazienti” sotto accusa “un lotto di macchinari prodotti dalla stessa azienda” che erano utilizzati per interventi di cardiochirurgia  cuore-polmone: ci sono e quasi un  centinaio di cartelle da rivedere nel periodo  dal 2010 al 2017 e si stanno studiano i casi di due morti sospette: avverte l’assessore regionale.

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