Il M5S nelle città del Nord ha ceduto voti alla Lega: analisi Istituto Cattaneo

(Sesto Potere) – Roma – 9 marzo 2018 – Le elezioni politiche del 2018 confermano che il bacino elettorale del M5s non si è soltanto consolidato, ma è riuscito ad espandersi. Il M5s aumenta i propri voti di quasi 2 milioni, passando da 8,7 milioni nel 2013 a 10,7 nel 2018; una crescita che vale quasi +20% in termini di voti assoluti e +7,2 punti percentuali in termini di voti validi (dal 25,5% al 32,7%). Questo risultato elettorale si spiega con le prestazioni avute nelle regioni del Centro (+7,2 punti percentuali) e, soprattutto, del Sud (+20,7).

In occasione delle elezioni politiche del 2013 i consensi ottenuti dal Movimento 5 stelle erano stati poco meno di 9 milioni (per l’esattezza 8.704.809), pari al 25,5% dei voti validi. Quello del 2013 è stato un risultato straordinario per un partito alla sua prima prova elettorale nazionale: il risultato del M5s del 2013 superava, infatti, anche quello di Forza Italia nel 1994 (21,0%).

Da allora in poi, a partire dalle europee del 2014, sono state numerose le battute d’arresto che hanno messo in luce le difficoltà di consolidamento dell’elettorato 5 stelle. Basti pensare che nel 2014, alla sua seconda prova elettorale nazionale (l’elezione per il Parlamento europeo), il Movimento aveva infatti subìto, principalmente a causa dell’astensione elevata, un arretramento di circa 3 milioni di voti.

Poi il boom elettorale del 4 marzo 2018. Quanto accaduto al M5s, che  aumenta notevolmente il proprio bacino elettorale, testimonia che non si tratta di un fenomeno passeggero nel panorama politico italiano.

Sebbene nel 2018 il M5s mantenga una distribuzione dei consensi ampia su tutto il territorio nazionale, rispetto al 2013 il Movimento 5 stelle incrementa i propri consensi soprattutto in alcune regioni del Sud
Italia: Campania (+27,3 punti percentuali), Basilicata (+20,1), Puglia (+19,4) e Calabria (+18,6). Questo permette di mascherare una lieve diminuzione del suo consenso nella maggioranza delle regioni del Nord (-2,6 in Friuli, -2,0 in Liguria e -1,9 in Veneto) e una certa stabilità nelle regioni della «Zona rossa» (+3,5 nelle Marche, +2,9 in Emilia-Romagna, mentre rimane inalterata la sua forza in Umbria e Toscana).

Questo emerge dall’ analisi del voto al Movimento 5 stelle (M5s) alle elezioni per la Camera dei deputati del 4 marzo effettuata dall’ Istituto Cattaneo prendendo in considerazione la distribuzione geografica del

di maio e grillo

voto e i flussi di voto che hanno riguardato questo partito.

Ma da dove vengono i voti del Movimento 5 stelle? Per rispondere a questo interrogativo l’Istituto Cattaneo ha analizzato i flussi elettorali in 9 città (Brescia, Parma, Modena, Bologna, Firenze, Livorno, Pescara, Napoli e Salerno). Dai risultati di queste analisi è possibile evidenziare un chiaro meccanismo di voto che ha favorito il successo del Movimento al Sud, o meglio la sua non-vittoria al Nord.

Il M5s conquista voti ai danni del Pd, ma nelle città del Nord ne cede a vantaggio della Lega. Questo movimento di voto è presente in tutte le città analizzate, evidenziando quindi come mai il M5s non sia riuscito a crescere in maniera omogenea in tutto il territorio.

A Parma addirittura il M5s perde da questo meccanismo di scambio: guadagna 1,7 dal Pd ma ne perde
ben 5,5 verso la Lega. Questo meccanismo di scambio è sistematicamente presente nelle
restanti città della «Zona rossa» come:  Modena Bologna, Livorno e  Firenze.

Al Sud, la concorrenza della Lega è assente e il panorama elettorale è meno competitivo per il Movimento, che può continuare a fare da partito «pigliatutti». È questo un meccanismo che ha favorito la disomogeneità territoriale del suo successo.

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