Economia, produzione e industria, Istat conferma divario Nord-Sud

(Sesto Potere) – Roma – 16 maggio 2018 – Tra i 611 sistemi locali definiti nell’ultimo Censimento, 107 (il 17,5 per cento) hanno una produttività del lavoro superiore a quella media nazionale (pari a 44,1 migliaia di euro per addetto). Questi sistemi sono collocati prevalentemente nel Centro-Nord, con due eccezioni: i sistemi di Ortona in Abruzzo, con specializzazione nell’agroalimentare, e quello di Brindisi in Puglia, a carattere urbano e prevalentemente portuale.

italia

I 107 sistemi locali ad alta produttività raccolgono il 51,3 per cento degli addetti e generano il 60,8 per cento del valore aggiunto di industria e servizi; la dimensione media delle unità locali in questi territori è leggermente superiore a quella media nazionale (3,8 addetti rispetto a 3,4).
Fra essi, vi sono 40 distretti industriali, soprattutto dell’industria chimica e petrolifera, della meccanica, del tessile e abbigliamento. In nove sistemi locali la produttività supera di oltre il  25 per cento il livello medio nazionale: questi sono in maggioranza non manifatturieri (Milano, sistema urbano ad alta specializzazione, 75 Bolzano e Siena, sistemi urbani pluri-specializzati, Saint-Vincent, Bressanone e Brunico, sistemi locali turistici ); dei rimanenti tre, il sistema di Agordo (in Veneto) è specializzato nella produzione di occhiali; quello di Sassuolo (in Emilia-Romagna) nei materiali da costruzione (
manifattura pesante ); infine, il sistema  locale di Pomarance, in Toscana, dove sono presenti unità locali operanti nel settore energetico (geotermia).

All’estremo opposto si collocano 64 sistemi locali con una produttività del lavoro inferiore alla metà del valore medio nazionale.
Essi sono localizzati prevalentemente in Calabria e Sicilia; uniche due eccezioni quelli di Santa Maria Maggiore (in Piemonte) e di Acquapendente (nel Lazio), entrambi a vocazione turistica. In questi 64 sistemi locali si produce solo lo 0,4 per cento del valore aggiunto nazionale.

La stessa analisi, ripetuta per il solo comparto industriale, mostra un quadro più variegato, con aree a elevata produttività presenti anche al Sud: Sessa Aurunca (in Campania) fra i sistemi non specializzati, Brindisi (in Puglia) con specializzazione prevalentemente portuale e Crotone (in Calabria) che rientra fra i sistemi urbani non specializzati. Fra i sistemi locali con una produttività del lavoro fino al 25 per cento superiore a quella media italiana, ricadono anche sette sistemi del Mezzogiorno: Pescara (sistema urbano non specializzato ) e Ortona  (sistema locale dell’agroalimentare, che è anche un distretto industriale) in Abruzzo; Foggia (sistema urbano) e Acquaviva delle Fonti (non specializzato) in Puglia; Catanzaro (sistema urbano pluri-specializzato) in Calabria; Milazzo e Gela (entrambi sistemi della petrolchimica) in Sicilia

italia del nord

Osservando i cluster territoriali per sistema locale a rete, l’indice di autocorrelazione locale rispetto al totale delle attività economiche individua due grossi raggruppamenti territoriali, che confermano la dicotomia fra Nord e Sud.

Il primo cluster, formato da sistemi locali contigui con valori di produttività totale superiore alla media (cluster AA), ha una estensione che copre quasi tutta l’Italia settentrionale.
Il secondo, meno esteso e più frammentato, è formato da sistemi locali contigui con valori di produttività bassi (cluster BB) e interessa la Sardegna, l’Abruzzo, la punta meridionale della Puglia, il sud della Campania, la Basilicata e la Calabria.

I sistemi locali che formano il cluster BA sono 11 e si posizionano nel Centro-Nord. Si tratta di sistemi
locali con bassi livelli di produttività che non sembrano beneficiare della vicinanza a sistemi
con livelli di produttività alti. Sono 11 anche i sistemi locali del cluster AB, enclave ad alta produttività, ma con un basso potenziale di contaminazione territoriale.

Più frastagliata e con una più marcata discontinuità territoriale appare la geografia della produttività a livello comunale: l’eterogeneità aumenta e gli effetti di contagio spaziali diventano più circoscritti.

L’autocorrelazione spaziale globale per il totale industria e servizi è di 0,24: valore che segnala una bassa intensità dei processi aggregativi a livello comunale. Tale caratteristica risulta ancora più evidente per il settore dell’industria.
In questo caso i comuni del cluster  AA formano il “nocciolo duro” della produttività. Sotto l’aspetto della continuità territoriale, emergono in particolare due “sentieri”.
Il primo, più frammentato, si estende da Milano ad est verso il confine orientale del Veneto.
Il secondo, più compatto, si sviluppa da Milano a sud lungo la via Emilia.

Si individuano inoltre cluster a bassa produttività (BB) nelle regioni nord-occidentali e la formazione di enclave ad alta produttività (AB) che spezzano la compattezza del Mezzogiorno.

Questi  dati sono contenuti nel capitolo: “L’economia italiana e il sistema delle imprese. Reti, legami produttivi, territorio”, della 26esima edizione del Rapporto annuale Istat : “2018. La situazione del Paese”, che offre tradizionalmente una riflessione documentata sulle trasformazioni del Paese, con lo scopo di delineare prospettive per il futuro e possibilità di crescita.

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