Emilia-Romagna regione italiana con il più alto tasso di impiego dei farmaci biosimilari

(Sesto Potere) – Bologna – 20 luglio 2018 – É l’Emilia-Romagna una delle regioni italiane con il più alto tasso di
impiego dei farmaci biosimilari, con un risparmio di oltre 10 milioni di euro nel solo 2017. Un dato destinato ad ampliarsi ulteriormente grazie all’arrivo di farmaci biosimilari di nuova generazione che possono offrire più opportunità di cura, specie nel settore oncoematologico e nelle malattie su base autoimmune, soprattutto per le importanti economie che saranno in grado di generare.

farmaci biosimilari

E’ quanto emerge dopo la giornata di confronto a Bologna sui farmaci biosimilari, organizzata dalla rivista di politica
economica e sanitaria ‘Italian Health Policy Brief’ (Ihpb).

Un farmaco biosimilare è una versione “alternativa” di un farmaco biologico già autorizzato per uso clinico al quale sia analogo per caratteristiche fisico-chimiche, efficacia clinica e sicurezza sulla base di studi di confronto Si tratta – spiegano i promotori dell’evento – di medicinali simili per qualità, efficacia e sicurezza ai prodotti biologici originatori di riferimento per i quali è scaduta la copertura brevettuale, puntando quindi a salvaguardarne anche il processo produttivo a differenza del farmaco generico, ma che come quest’ultimo originano risparmio per pazienti e servizio sanitario.

Uno studio promosso dall’Italian Biosimilar Group e realizzato in collaborazione con IQVIA ha ipotizzato che, a
livello nazionale – sottolinea Ihpb – nel periodo 2017-2022, il risparmio complessivo della spesa sanitaria potrebbe assestarsi intorno ai 450 milioni di euro a seguito di una riduzione dei prezzi prevista intorno al 30%, considerando solo i prodotti di più largo impiego.

farmacista

“I medicinali biologici (inclusi i medicinali biosimilari) sono invece ricavati da organismi viventi, ad esempio cellule vive modificate per mezzo di biotecnologie. Questo permette a tali organismi o cellule vive di produrre il principio attivo del medicinale biologico, che viene quindi ‘raccolto’ dalle cellule stesse. I principi attivi così prodotti (costituiti ad esempio da proteine) normalmente sono più grandi e più complessi di quelli dei farmaci non biologici. Un medicinale biosimilare è un farmaco sviluppato in modo da essere estremamente simile a un medicinale biologico esistente, ossia a un farmaco già approvato e utilizzato nell’UE (il cosiddetto “medicinale di riferimento”). Una volta che il medicinale di riferimento ha perso la copertura brevettuale e il suo periodo di esclusività è terminato, il medicinale biosimilare può essere immesso sul mercato. “Estremamente simile” significa che il biosimilare e il suo medicinale di riferimento sono sostanzialmente uguali, ma potrebbero esserci differenze minime nei loro principi attivi. Queste differenze sono dovute al fatto che tali principi attivi sono in genere molecole grandi e complesse
prodotte da cellule vive.”: si spiega  in un documento dell’Agenzia Europea per i medicinali (EMA) redatto con il contributo della Commissione Europea e delle parti (medici e pazienti) interessate.

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