Doggy bag? No, grazie!

(Sesto Potere) – Roma – 13 luglio 2018 –  La lotta contro lo spreco alimentare ha assunto un ruolo sempre più centrale nella cultura italiana. Prova ne è la legge che regola le donazioni degli alimenti invenduti, più nota come legge Gadda (n. 166/16) in vigore da settembre 2016, alla quale Cuki e Banco Alimentare Onlus hanno fatto seguito con l’iniziativa denominata Cuki Save Bag.

resti di cibo

Cuki Save Bag è un progetto di responsabilità sociale che coinvolge tutti i ristoratori italiani e i loro clienti, sensibilizzando i primi a proporre ai clienti di portare via ciò che hanno ordinato e non consumato, i secondi a non vergognarsi di chiedere di poter avere un contenitore adatto per gustare in un secondo momento ciò che non si è consumato o “condividerla live” anziché sui social network.

Per questo Cuki ha voluto fare chiarezza sul tema avviando la ricerca* “Doggy Bag, a chi?” che per la prima volta vuole dare un perimetro al tema dello spreco alimentare analizzando le abitudini degli italiani fuori casa.

Quasi il 58% degli intervistati, infatti, ammette apertamente che chiedere al cameriere un contenitore per portare via il cibo non consumato provoca vergogna nei confronti del ristoratore/cameriere ma soprattutto verso le altre persone che lo vedrebbero portare via gli avanzi. Ben il 37% inoltre, si sente frenato dal fatto di essere l’unico a fare tale richiesta. La ricerca mette in evidenza un dato ancora più preoccupante: quasi 2 giovani su 3 (cluster dai 18-34 anni) si sentono frenati nell’utilizzo della doggy bag (62% degli intervistati).

L’Italia che emerge è abbastanza diversa a seconda delle regioni: nel Centro e nel Sud quasi 2 italiani su 3 dimostrano remore nella richiesta della doggy bag, mentre nel Nord solo 1 su 2.

cibo buttato

La strada nella lotta allo spreco alimentare fuori casa è ancora lunga. Infatti, nel 40% dei casi gli italiani al ristorante avanzano porzioni di cibo che, non venendo consumato, è destinato alla discarica. In presenza di bambini il dato aumenta toccando il 59%. Considerando il numero di “coperti giornalieri” al livello nazionale parliamo di tonnellate di alimenti pronti per essere consumati che invece vengono mandati in discarica.

Ma non tutto è perduto. Infatti, dalla ricerca si evince che noi Italiani stiamo già “lavorando su noi stessi” per contenere lo spreco alimentare: oltre il 46% ordina un piatto per volta, il 29% chiede di portare via la porzione di cibo o piatto non consumato, il 17% ordina con “il cervello” e non con “gli occhi”, mentre il 7,6% ammette di consumare tutto ciò che ha ordinato anche se non ha più appetito.

L’indagine mette in risalto che se la doggy bag fosse richiesta da più persone il senso di vergogna provato dal singolo sarebbe minore e che anche il più imbarazzato la richiederebbe. La lenta diffusione di questa pratica in Italia è quindi da attribuire ad un timore del giudizio altrui per un comportamento che nel resto del mondo viene considerato normale. Ciò conferma ulteriormente quanto la paura del giudizio degli altri, prevalentemente sconosciuti si rifletta in modo negativo sul nostro comportamento in tema di spreco alimentare.

resti-di-cibo

Ma cosa farebbero gli italiani del cibo riportato a casa? Il 55% condivide il cibo con la famiglia, riconoscendo, in questo modo, il valore di convivialità del cibo, e il 37% lo consumerebbe personalmente. Solo il 6% darebbe al cane quanto non mangiato al ristorante, e qui potrebbe nascere una provocazione: è ancora il caso di chiamarla Doggy Bag? Circa il 17% degli intervistati sostiene che a frenarli dal portare via il cibo dal ristorante è proprio il nome doggy bag.

C’è ancora una parte significativa degli italiani che non ha sentito parlare di questa buona pratica; Il 36,3%, infatti, dichiara che non ha sentito niente a riguardo. Tra chi invece conosce l’argomento, 1 italiano su 3 afferma di averne sentito parlare in TV, in parte anche in programmi tv con contenuti specifici del mondo food, mentre solo 1 italiano su 5 ne ha sentito parlare nei social network e sulla carta stampata.

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