Dal Reddito di solidarietà a quello di Inclusione, dal 1° luglio durata da 12 a 18 mesi

(Sesto Potere) – Bologna – 17 maggio 2018 – Dal Reddito di solidarietà a quello di inclusione, inteso non come misura alternativa a quella nazionale ma integrativa per rafforzare la sua portata per i residenti emiliano-romagnoli. Questo il nuovo provvedimento che andrebbe a modificare – con l’introduzione della misura nazionale di contrasto alla povertà – il vecchio Reddito di solidarietà (Res) introdotto in Emilia-Romagna a settembre del 2016.

povertà a bologna

Il progetto di legge di Pd-Si-Mdp con primo firmatario Igor Taruffi (Si) e relatore Stefano Caliandro (Pd) introdurrà – ha spiegato il capogruppo dem in Commissione Politiche Sociali – un vero e proprio ‘minimo-certo’ per i cittadini indigenti, dei quali la Regione vuole farsi carico senza assistenzialismo ma per garantire loro una seconda chance.

“A settembre scorso – continua Caliandro – il premier Paolo Gentiloni venne in Assemblea annunciando che avrebbe modificato la misura nazionale del Sia (Sostegno inclusione attiva), ispirandosi ai criteri del nostro Res e rendendolo una misura universalistica aperta non solo alle famiglie ma anche ai single”.
Il Sia prima delle modifiche prevedeva infatti per il suo accesso requisiti di tipo familiare, mentre il Res regionale solo economici (ovvero Isee inferiore a tremila euro): si trattava dunque di due misure alternative ed esclusive.
l’introduzione della nuova misura nazionale e delle modifiche alla Res regionale volute dalle legge di bilancio del 2017 che andavano ad eliminare i requisiti familiari, si rendeva però necessario un aggiornamento.
“Da qui,” spiega Caliandro, “nasce la Rei Reddito di inclusione che però non è una misura alternativa a quella nazionale, bensì integrativa”.

poverta

I beneficiari saranno dunque gli stessi stabiliti dalla misura nazionale che abbiano inoltre la residenza da un Comune dell’Emilia-Romagna da almeno 24 mesi. Il contributo non sarà più ghettizzato alla soglia Isee.

“In sostanza”, chiarisce Taruffi, “il Rei ricalca i contenuti del Res, ma introduce con una procedura più snella due nuovi elementi: l’aumento della soglia di accesso da tremila a seimila euro, e della sua durata che passa da 12 a 18 mesi. Il provvedimento partirà dal 1° luglio”.
 “In Emilia-Romagna, d’ora in avanti, chi avrà diritto al reddito nazionale, potrà godere di una somma aggiuntiva finanziata con i soldi della Regione. Ancora una volta ci spingiamo avanti”, commenta il relatore democratico. La nuova riforma, di dodici articoli, prevede alcune abrogazioni e nuove integrazioni. Tra le fonti, come chiarisce il primo articolo, anche il Piano sociale e sanitario 2017-2019 e il Piano povertà regionale sopravvenuti rispetto al testo originario della norma.
Il Piano regionale di lotta alla povertà ,   illustrato dai tecnici della giunta nella stessa seduta di Commissione, fotografa un aumento, dopo la crisi economica, dei tassi di povertà assoluta e relativa in Emilia-Romagna che pure rimane al di sotto della media nazionale (il tasso relativo è passato dal 2,2% del 2009 al 4,5% del 2016, mentre l’assoluto riguarda il 6,3% delle famiglie e il 7,9% delle persone sole).
Tra le politiche di contrasto al fenomeno, vi è anche il reddito di solidarietà – divenuto ora di inclusione, che fino ad oggi ha registrato un notevole numero di accessi. Le risorse per il Piano in totale ammontano a 234 milioni di euro – 33 milioni per il Rei che diventeranno 34,7 nel 2019 e 35 milioni nel 2020. In più, 14,3 milioni di fondi statali verranno assegnati ai Comuni per finanziare i servizi a sostegno dei nuclei familiari in povertà e delle persone senza fissa dimora.

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