Cultura e spettacoli, in Trentino ed Emilia-Romagna le famiglie spendono di più, male il Sud

(Sesto Potere) – Milano  – 25  ottobre 2018 – Federculture-Federazione delle Aziende e degli Enti di gestione di cultura, turismo, sport e tempo libero ha presentato – nella sede della  alla Camera di Commercio di Milano –  il Rapporto Annuale 2018: ‘Impresa Cultura’, la spesa delle famiglie italiane per i servizi culturali, tra cui cinema, teatro, musei e concerti. Si tratta della pubblicazione annuale che fornisce una fotografia dettagliata della cultura nel nostro paese e rappresenta per questo la più importante fonte di analisi e aggiornamento sul settore dei beni e delle attività culturali.

sotto-le-stelle-del-cinema

La Federazione nasce nel giugno del 1997 con 13 soci fondatori. Oggi è l’associazione che rappresenta le più importanti aziende culturali del Paese, molte di esse vere e proprie eccellenze anche a livello europeo, insieme a Regioni, Province, Comuni, e tutti i soggetti pubblici e privati impegnati nella gestione dei servizi legati alla cultura, al turismo, e al tempo libero.

Secondo il rapporto annuale 2018 di Federculture   la spesa delle famiglie italiane per i servizi culturali   è maggiore nel Nord Italia, dove si spendono poco meno di  150 euro al mese, mentre al Sud la spesa scende a 90 euro. Nel dettaglio: se la spesa media mensile di una famiglia è di 129,7 euro, al Nord si raggiungono i 150 euro con il picco in Trentino Alto Adige di 191 euro al mese e al secondo posto l’Emilia-Romagna con 167 euro al mese e al terzo la Toscana con 165 euro al mese  ma si scende drasticamente al Sud, con 90 euro mensili, che arrivano a 66 in Sicilia e 67 in Calabria.

In generale, in termini di spesa in cultura e ricreazione di una famiglia tipo l’Italia è molto al di sotto della media dell’Eurozona : 6,7% contro l’8,5%. Al top  la Svezia con l’11%.

Comunque, la quota di spesa dedicata a musei, cinema, teatro e concerti, per una famiglia media italiana e’ aumentata del 3,1% nel 2017, che in termini assoluti corrisponde a 31 miliardi di euro: un trend in crescita per il terzo anno consecutivo dopo il crollo del 2012-2013. Il valore annuale complessivo, che comprende quindi anche la spesa per libri e musica, e’ di 71,4 miliardi con una crescita del 2,6% rispetto al 2016. Pur con il forte divario tra nord e Sud.

teatro comunale bo

Al botteghino si spende di più (+0,71%), probabilmente perche’ aumentano i costi, ma non gli ingressi, che invece diminuiscono di circa 4 punti percentuali, come le attivita’ di spettacolo, in calo di 2 punti e mezzo.

Il dato che arriva dai libri è da interpretare: cresce leggermente la quota di coloro che leggono almeno un libro all’anno, da 40,5% a 41%; aumentano quelli che leggono almeno 3 libri, ma diminuiscono i ‘lettori forti’, ovvero quelli che ne leggono più di 12.

Seriamente preoccupante invece il dato dell’incultura: il 38,5% degli italiani adulti con almeno 25 anni d’età non partecipa ad alcun tipo di attivita’ culturale; ancora peggio la quota di coloro che non vanno al cinema, non visitano un museo ne’ un sito archeologico almeno una volta all’anno: circa il 70% degli adulti, che diventa 82% al Sud.

Qualche speranza arriva dal turismo: quello culturale rappresenta il 35,4% della quota totale; crescono del 10% i visitatori di musei statali e la spesa culturale di turisti aumenta dell’11 per cento.

La spesa in cultura delle amministrazioni comunali scende del 4% rispetto al 2015 e anche le erogazioni dalle fondazioni bancarie, -9% rispetto al 2016.
Quanto ai fondi pubblici, nel 2017 e 2018 lo stanziamento del Mibac è stato confermato nell’entità degli anni precedenti: il bilancio ministeriale è di 2 miliardi e anche nel previsionale 2018 risulta uno stanziamento di 2,4 miliardi.

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