Corruzione negli appalti, Emilia-Romagna maglia nera dopo Campania e Sicilia

(Sesto Potere) – Bologna – 11 gennaio 2018 –  Appalti pubblici irregolari per 3,4 miliardi, triplicati nel 2016 rispetto all’anno precedente, ossia 220 per cento in più rispetto al 2015. Danni dell’erario per 5,3 miliardi, per sprechi e gestioni non corrette di fondi pubblici.

cantiere edile

La cifra racchiude tutti i tipi di danno: da quello di immagine dovuto alla corruzione (39 milioni di euro) agli ammanchi per le ruberie sui fondi dell’Unione Europea (1 miliardo), alle consulenze inutili (10 milioni), alla gestione colabrodo del patrimonio pubblico che ha generato ammanchi per 2 miliardi di euro.

Ed ha anche una connotazione geografica, questo dato negativo: il maggior numero di persone denunciate è in Campania (1.175, pari al 14,5 per cento del totale), poi in Sicilia (919), segue l’Emilia-Romagna (823).

I numeri sono contenuti nel rapporto: “Corruzione sistematica e organizzata. Viaggio nel sistema corruttivo del Paese”: presentato nei giorni scorsi da Libera ed elaborato (aggiornato al 2016)  grazie agli ultimi dossier dell’ Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture,  del Procuratore nazionale antimafia e della Direzione nazionale antimafia. “Quella che emerge oggi, in definitiva, non è tanto una corruzione liquida o gelatinosa, come l’hanno definita commentatori e inquirenti per contrapporla a quella del passato, strutturata intorno all’obolo coatto versato dalle imprese ai partiti. È infatti una corruzione ancora “solidamente” regolata, una corruzione sistematica e organizzata dove però a seconda dei contesti il ruolo di garante del rispetto delle
“regole del gioco” è ricoperto da attori diversi: l’alto dirigente oppure il faccendiere ben introdotto, il “boss dell’ente pubblico” o l’imprenditore dai contatti trasversali, il capofamiglia mafioso o il leader politico a capo di costose macchine clientelari. Collocandosi al centro delle nuove reti di corruzione, questi soggetti riescono ad assicurare che tutto fili liscio, favoriscono l’assorbimento dei dissidi interni e

mazzetta

creano le condizioni per l’impermeabilità del sistema della corruzione ad intrusioni esterne. Le ultime indagini hanno messo in luce gli illeciti nella gestione dei fondi regionali della Val d’Aosta e negli appalti ospedalieri napoletani. E non è un caso. La Sanità e le Regioni, quest’ultime attraverso l’arrivo dei finanziamenti europei, sono settori chiave, perché sono quelli che inghiottono la maggioranza del denaro pubblico. La corruzione sistematica organizzata riesce a cambiare pelle e diventa “corruzione decentrata”, definizione di Piercamillo Davigo: si ruba nella periferia del potere, dove è più facile siglare accordi sottobanco e dove sono concentrate le risorse. Una corruzione federale. Dove è cambiata la qualità della corruzione non la sua intensità”: si legge nell’introduzione del Rapporto di Libera.

Ma quanto  incide la corruzione nel nostro Paese, visto che l’entità del fenomeno e il suo costo non sono la stessa cosa? La corruzione ha dei costi non soltanto economici, ma è legata anche a tutte le distorsioni che essa produce nei processi di scelta delle opere pubbliche e della politica economica, oltre che della stessa classe politica e di quella imprenditoriale.

Una stima viene azzardata dal Professore Lucio Picci, professore di economia all’ Università di Bologna e uno dei maggiori studiosi della Corruzione. Secondo lo studio del Professore Lucio Picci, se in
Italia ci fosse la stessa corruzione che c’è in Germania,paese dove c’è meno corruzione che da noi, il reddito annuale degli italiani sarebbe più alto di quasi 10 mila Euro: nel dettaglio il reddito pro capite italiano passerebbe (dati 2014) da 26.600 Euro a 36.300 circa, ovvero persino superiore al prodotto
pro capite tedesco, che nel 2014 non raggiunse per poco i 36 mila Euro.

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