Commercio, in 10 anni spariti 100mila negozi

(Sesto Potere) – Roma – 30 ottobre 2018 – A ottobre 2018 – secondo l’ultima stima dell’Istat –  l’indice composito del clima di fiducia delle imprese subisce un’ulteriore flessione, la terza consecutiva, passando da 103,6 a 102,6. Con riferimento alle imprese, il clima di fiducia registra, con intensità diverse, una dinamica negativa in tutti i settori (nel settore manifatturiero l’indice passa da 105,6 a 104,9, nei servizi da 105,1 a 103,7 e nel commercio da 104,3 a 101,7) ad eccezione delle costruzioni dove il clima sale da 136,9 a 138,9.

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Passando ad analizzare le componenti dei climi di fiducia delle imprese: nel comparto manifatturiero, che registra una flessione più contenuta rispetto ai settori dei servizi, peggiorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese sulla produzione; il saldo delle scorte di magazzino rimane sostanzialmente stabile rispetto allo scorso mese.
Nel settore delle costruzioni, si registra un miglioramento dei giudizi sugli ordini mentre si deteriorano le aspettative sull’occupazione.
Per quanto riguarda il settore dei servizi, la diminuzione dell’indice di fiducia è dovuta essenzialmente ad un peggioramento dei giudizi sia sul livello degli ordini sia sull’andamento degli affari; invece, le aspettative sugli ordini sono in aumento.

Nel commercio al dettaglio, la marcata flessione è principalmente condizionata dalla dinamica negativa sia dei giudizi sia delle aspettative sulle vendite, in presenza di scorte di magazzino giudicate in lieve accumulo.
Nel complesso, nel settore del commercio al dettaglio, per le imprese commerciali che hanno meno di 10

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addetti si stima un saldo demografico negativo di oltre 100mila unità tra il 2006 e il 2016, le imprese con meno di 10 addetti rappresentano oltre il 90% in termini di numerosità, circa il 40% del fatturato e il 60% degli addetti.
Il decennio in oggetto – spiega Istat – è stato attraversato da diverse fasi cicliche, con due recessioni e tre periodi di crescita.
Nel settore del commercio fisso e al dettaglio, sempre fra il 2006 e il 2016,  seppure in un quadro caratterizzato da una significativa variabilità tra i comparti e nell’evoluzione temporale, tutte le tipologie di esercizi registrano, in tutti gli anni considerati, tassi di mortalità superiori ai rispettivi tassi di natalità, con pochissime eccezioni.
Di conseguenza, per il complesso delle microimprese di questo settore il tasso annuo netto di turnover è stato sempre negativo.

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