Cisl Emilia-Romagna: +3,64% iscritti

(Sesto Potere) – Bologna, 12 febbraio 2018 – Nel 2017 la Cisl Emilia Romagna è cresciuta di quasi 6mila iscritti (+ 3,64%) tra i lavoratori attivi, confermando un trend di crescita che ha portato il sindacato di via Milazzo ad essere, con circa 306mila adesioni, la terza Cisl in Italia per numero di iscritti, dopo Lombardia e Veneto.

graziani cisl emilia-romagna

E’ quanto, in estrema sintesi, emerge dai dati definitivi sul tesseramento annuale, ottenuti dal confronto con l’anno precedente e presentati ieri pomeriggio a Bologna nel corso dell’Esecutivo regionale cislino.

In particolare, in termini assoluti, i miglioramenti più sostenuti sono arrivati dal settore del commercio e del terziario, con la Fisascat che ha fatto registrare un aumento di quasi 1.800 tessere, dalla Cisl Scuola (circa 1500), dai trasporti (circa 900), dagli ‘atipici’ della Felsa (circa 750), dal settore dei lavoratori pubblici (Fp Cisl) con quasi 700 tessere in più e dagli agroalimentaristi della Fai (oltre 550).

Mentre, spostando il focus sui territori, si registra una crescita quasi generalizzata con l’exploit delle quasi tremila tessere in più della Cisl Emilia Centrale.

Soddisfatto il segretario generale regionale, Giorgio Graziani, per una Cisl regionale in decisa crescita complessiva (+3020 tessere), frenata solo dalla fisiologica riduzione degli iscritti pensionati (-2,11%).

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Tanto che dal profilo Facebook dell’organizzazione lo stesso dirigente sindacale ha sottolineato come questo risultato “dimostri che ci sia ancora tanto bisogno di un sindacato forte, autonomo, determinato nel portare a casa risultati concreti. Un sindacato che, da un lato, continui a promuovere le tutele e, dall’altro, favorisca una crescita priva di disuguaglianze”.

Nel computo generale degli iscritti, le donne (53,75%) superano gli uomini (46,25%), mentre gli stranieri raggiungono circa il 15% del totale. Infine, più che incoraggianti i numeri sui giovani, difatti gli under 35 sono poco sotto la soglia dei trentamila e rappresentano quasi il 19% (18,73) del totale degli “attivi”.

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