Carovita, +11,4% prezzo del gasolio è record. Coldiretti: danneggiati cittadini e imprese

(Sesto Potere) – Roma – 5 ottobre 2018 – In un paese come l’Italia dove l`88 per cento dei trasporti commerciali avviene su gomma l’aumento dei carburanti pesa notevolmente sui costi della logistica e sul prezzo finale di vendita dei prodotti. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti nel commentare l’aumento dell’11,4% annuo del prezzo del gasolio che ha raggiunto 1,531 euro al litro dopo aver raggiunto a settembre la quotazione mensile massima dal 2015.

pompa benzina

Un andamento analogo a quello della benzina che ha toccato in modalità self service i 1,652 euro al litro dopo aver raggiunto in media a settembre il record del quadriennio. A subire gli effetti del caro benzina sono gli alimentari con ogni pasto che – sottolinea la Coldiretti – percorre in media quasi 2mila chilometri prima di giungere sulle tavole. L’aumento medio dei prezzi alimentari – precisa la Coldiretti – è infatti è risultato superiore del 27% rispetto alla media dell’inflazione pari a 1,5% a settembre secondo l’Istat. Si tratta – continua la Coldiretti – del risultato dell’andamento dei prezzi del petrolio spinti dalle tensioni internazionali a partire dalle difficili relazioni tra Stat Uniti e Iran che rappresenta una minaccia anche per la ripresa della crescita in Italia. Gli effetti dei costi energetici pesano sui conti delle famiglie ma anche delle imprese e rende più onerosa la produzione.

L’aumento della spesa energetica ha un doppio effetto negativo perché – sottolinea la Coldiretti – riduce il potere di acquisto dei cittadini e delle famiglie, ma aumenta anche i costi delle imprese particolarmente rilevanti per l’agroalimentare con l’arrivo dell’autunno.

Il costo dell’energia – continua la Coldiretti – si riflette infatti in tutta la filiera e riguarda sia le attività agricole ma anche la trasformazione e distribuzione. Nelle campagne oltre all’aumento dei costi per il movimento delle macchine come i trattori, il caro petrolio colpisce soprattutto – conclude la Coldiretti – le attività agricole che utilizzano il carburante per il riscaldamento delle serre (fiori, ortaggi e funghi), di locali come le stalle, ma anche per l’essiccazione dei foraggi destinati all’alimentazione degli animali.

 

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