Cambridge Analytica, Facebook: Antitrust apre istruttoria per pratiche scorrette

(Sesto Potere) – Roma, 9 aprile 2018 – L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un procedimento istruttorio nei confronti di Facebook Inc. per presunte pratiche commerciali scorrette. Il provvedimento che segue il caso Datagate , con la società di analisi dati Cambridge Analytica  accusata di aver rubato i profili Facebook di 50 milioni di utenti e di aver usato queste informazioni riservate per influenzare i risultati delle elezioni presidenziali americane, ma anche della Brexit.

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Il provvedimento dell’Antitrust  riguarda l’informativa fornita dal professionista in fase di registrazione alla piattaforma Facebook, con riferimento alle modalità di raccolta e utilizzo dei dati dei propri utenti a fini commerciali, incluse le informazioni generate dall’uso da parte dell’utente Facebook di app di società appartenenti al gruppo e dall’accesso a siti web/app di terzi.Nel mirino dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato anche l’automatica attivazione della piattaforma di scambio dei propri dati da/a terzi operatori per tutte le volte che l’utente accederà o utilizzerà siti web e app di terzi, con validità autorizzativa generale senza alcun consenso da parte dell’utente, con sola facoltà di opt-out. In particolare, l’opzione a disposizione dell’utente di rinunciare o meno a tale modalità risulterebbe preimpostata, tramite spunta nell’apposita casella, sul consenso al trasferimento dei dati.

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Secondo l’Autorità, tali comportamenti potrebbero integrare due distinte pratiche commerciali scorrette in violazione degli artt. 20, 21, 22, 24 e 25, del Codice del Consumo, in quanto, da un lato, Facebook non informerebbe adeguatamente e immediatamente, in fase di attivazione dell’account, l’utente dell’attività di raccolta e utilizzo, a fini commerciali, dei dati che egli cede.

Dall’altro, Facebook avrebbe esercitato un indebito condizionamento nei confronti dei consumatori registrati, i quali, in cambio dell’utilizzo di Facebook, presterebbero il consenso alla raccolta e all’utilizzo di tutte le informazioni che li riguardano (informazioni del proprio profilo FB, quelle derivanti dall’uso di FB e dalle proprie esperienze su siti e app di terzi), in modo inconsapevole e automatico, tramite un sistema di preselezione del consenso e a mantenere lo status quo per evitare di subire limitazioni nell’utilizzo del servizio in caso di deselezione.

L’istruttoria dell’Antitrust su Facebook è stata aperta su formale esposto del Codacons presentato lo scorso 26 marzo.

“Dopo la Procura di Roma, anche l’Antitrust accoglie l’esposto del Codacons, unica associazione dei consumatori scesa in campo in Italia per tutelare gli utenti da possibili violazioni nell’uso dei dati sensibili degli iscritti a Facebook – spiega il Presidente Carlo Rienzi – E la riprova che l’indagine è stata

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aperta a seguito di nostra denuncia sta nel fatto che l’Antitrust indaga proprio per la fattispecie da noi ipotizzata: quella di pratiche commerciali scorrette, sulla base di quanto segnalato dal Codacons. Ora si fa sempre più forte e fondata la class action lanciata dal Codacons contro Facebook, per conto degli italiani coinvolti loro malgrado nello scandalo  Datagate”:  prosegue Rienzi.

In tal senso, il Codacons  ricorda che tutti gli utenti che hanno scaricato “thisisyourdigitallife” (l’app che forniva le informazioni nello scandalo Cambridge Analytica) possono partecipare all’azione collettiva e chiedere il giusto risarcimento, seguendo le istruzioni pubblicate sul sito web dell’associazione (www.codacons.it)

 

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