cyberbullismo

Boom di episodi di bullismo nei gruppi Facebook. Codacons alla magistratura: “Estendere le indagini anche ai social network”

(Sesto Potere) – Roma – 21 marzo 2017 – L’episodio di bullismo avvenuto il 18 marzo  a Mugnano (Napoli), dove un ragazzo è stato pestato da un branco di coetanei, portando il padre del giovane a pubblicare la foto del figlio sul web, è da collegarsi alla presenza di numerosi gruppi su Facebook che incitano i giovani a commettere violenze, abusi e stupri nei confronti di coetanei, donne e disabili.

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Lo afferma il Codacons, che chiede alla magistratura di estendere le indagini al famoso social network e agli amministratori dei gruppi in questione.

“Abbiamo già denunciato alle Procure della Repubblica gruppi sorti su Facebook e nomi e cognomi dei loro creatori e responsabili (a titolo di esempio: “Welcome To Favelas”, “Pastorizia Never Dies”, “Sesso Droga E Pastorizia”, “La Fabbrica Del Degrado”, “Punta Della Lancia”), nei quali membri e amministratori in totale libertà inneggiano a stupri di gruppo e violenze di ogni tipo”:  spiega l’associazione”.

In Italia 2 ragazzi su 3 sono stati vittima di cyberbullismo ed oltre la metà di chi naviga sul web ha incontrato di persona l’autore della minaccia online, ma la percentuale sale ancora tra i più giovani: come riporta una ricerca Microsoft presentata poche settimane fa in occasione del Safer Internet Day. Altri studi affermano che nel 2016 in Italia i casi di cyberbullismo sono aumentati dell’8%.

Secondo l’associazione la crescita di episodi di bullismo in Italia è senza dubbio da ricercarsi anche nei social network e nei gruppi “chiusi” di Facebook che spingono i giovani a compiere abusi e gesti violenti

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verso coetanei, donne, disabili e soggetti deboli, facendo credere loro che pestare a sangue o seviziare un altro essere umano sia non solo possibile ma addirittura giusto.

“Per questo chiediamo oggi alla magistratura di verificare se i ragazzi responsabili del pestaggio di  Mugnano avessero rapporti con gruppi Facebook analoghi a quelli denunciati dal Codacons, e se vi siano eventuali responsabilità di soggetti terzi in qualità di possibili “mandanti” o istigatori delle violenze perpetrate dal branco”: conclude il Codacons.

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