Bologna, piace l’agricoltura urbana

(Sesto Potere) – Bologna – 13 settembre 2018 – I bolognesi apprezzano l’agricoltura urbana in tutte le sue forme e sono ben disposti a sostenerla, sia partecipando in prima persona ad iniziative e momenti di incontro, sia acquistando i prodotti nati dalle coltivazioni cittadine (solo uno su quattro, però, li pagherebbe di più dei prodotti tradizionali).

orti urbani

A dirlo sono i risultati di uno studio promosso da SustUrbanFoods, il progetto coordinato dall’ Università di Bologna e finanziato dalla Commissione Europea (Marie Skolodowska-Curie Actions) dedicato a studiare l’impatto dell’agricoltura in città.I dati – pubblicati sulla rivista PLOS ONE – derivano da un’indagine che ha coinvolto 380 cittadini bolognesi. Lo scopo era capire quanto il tema dell’agricoltura urbana, i suoi tanti volti, i suoi benefici e i suoi prodotti siano conosciuti e accettati nel capoluogo emiliano. E i ricercatori ne hanno approfittato anche per confrontare i risultati ottenuti a Bologna con quelli di uno studio del tutto simile fatto a Berlino.

Il primo dato interessate ad emergere è che, nonostante negli ultimi anni le iniziative che coinvolgono giardini e orti urbani siano in notevole aumento a Bologna, solo il 48% degli intervistati conosceva il termine “agricoltura urbana”.

Questo non vuol dire però che le tante attività collegate a questa espressione non siano note in città. Anzi, il recupero e la valorizzazione di terreni inutilizzati, il ruolo educativo, di promozione e di inclusione sociale delle coltivazioni, la nascita di nuove comunità sono tutti elementi apprezzati dai bolognesi. Che sostengono in

ortaggi

particolare le produzioni urbane biologiche e rispettose dell’ambiente, dall’orticoltura all’acquaponica fino alla produzione di miele.

E anche riguardo all’aspetto economico i giudizi sono positivi. Indossati i panni di consumatori, i cittadini bolognesi riconoscono diversi valori aggiunti nei prodotti nati dall’agricoltura urbana: la funzione di sostegno sociale legata a queste iniziative, la riduzione della distanza (e quindi della filiera) tra produttore e consumatore, la qualità più alta dei prodotti, la maggiore attenzione al rispetto dell’ambiente.

E il prezzo? La risposta è ancora positiva, ma moderata. Il 69% degli intervistati, infatti, comprerebbe volentieri frutta e verdura nata negli orti e nei campi urbani se potesse pagarla quanto quella offerta dalla distribuzione tradizionale; solo il 27% però sarebbe disposto a sostenere un significativo aumento di prezzo.

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