Assegno sociale a 65,7 anni. Centrella (Selp): “Colpiti pensionati e incapienti”

(Sesto Potere) – Roma – 11 gennaio 2018 – “Pensionati e incapienti sempre più maltrattati da un fisco iniquo e un sistema previdenziale che colpisce chi meno dispone di risorse finanziarie. Come sindacato denunciamo una situazione paradossale che colpisce un esercito di circa 5 milioni di persone e una platea di quasi 600mila pensionati con assegno assistenziale”: a lanciare l’accusa è Giovanni Centrella, segretario generale del Selp – Sindacato europeo lavoratori e pensionati , che pone all’attenzione dell’opinione pubblica due casi limite.

giovanni centrella

Il primo è relativo alla situazione di 5 milioni di incapienti – persone vicino alla soglia delle povertà – che non riescono a godere delle agevolazioni ed esenzioni Irpef , concesse invece sotto forma di detrazioni e deduzioni a milioni di contribuenti italiani.

“E’ il caso degli incapienti che non possono dedurre, per assenza della stessa imposta da pagare, in tutto o in parte, detrazioni da lavoro e per familiari a carico e oneri per spese personali in realtà utilissime, come quelle per la cura e la prevenzione. Ovvero, farmaci , spese mediche e sanitarie che chi è più povero di un lavoratore che può vantare una busta paga e relativa denuncia Irpef deve pagare fino in fondo se non previste in esenzione”: evidenzia Giovanni Centrella che ricorda come si tratti proprio delle due categorie (incapienti e pensionati) inizialmente escluse dal primo bonus Renzi, quando il segretario del Pd era ancora presidente del consiglio.

Poi , viste le critiche sollevate da più parti, è stato inserito nell’ultimo collegato fiscale il cosiddetto “Bonus incapienti” a benefico dei soggetti passivi Irpef. Un contributo di 150 euro per i pensionati Inps nella busta paga di dicembre, comunque insufficiente.

vecchi

“Il secondo caso dell’ingiustizia da noi evidenziata è quella che penalizza ancora una volta i pensionati più poveri , coloro che accedono all’ assegno sociale. A partire dal 1° gennaio occorre infatti un anno in più per averne diritto. Sulle basi dei calcoli Inps, che ha previsto l’innalzamento del requisito anagrafico a decorrere dal 2018, occorreranno infatti 66 anni e 7 mesi per percepire l’assegno sociale, rispetto ai 65,7 previsti fino a ieri. Non solo, a partire dal 2019, per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita, anche l’assegno sociale, come le pensioni, richiederà 5 mesi in più, potendo essere richiesto soltanto compiuti i 67 anni e oltre di età”: spiega il segretario generale del Selp – Sindacato europeo lavoratori e pensionati , Giovanni Centrella.

“Queste novità, amare, esprimono, la volontà del legislatore di non distinguere fra il settore dell’assistenza e quello della previdenza. All’assegno sociale è stata applicata la stessa progressione dell’età anagrafica destinata al settore pensionistico. Come se la lotta alla povertà e l’assistenza ai più bisognosi fosse un lusso e non invece un dovere per una classe dirigente che tiene e a cuore le sorti del proprio popolo”: conclude Giovanni Centrella.

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